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La Serbia, ufficialmente Repubblica di Serbia, è uno Stato dell’Europa sudorientale senza sbocco sul mare, compreso tra il bassopiano pannonico e la penisola balcanica.
Confina con l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, la Macedonia del Nord, il Montenegro, la Bosnia ed Erzegovina, de facto il Kosovo e la Croazia; conta circa sette milioni di abitanti e la sua capitale è Belgrado.
La Repubblica di Serbia fu parte della Jugoslavia fino al 1992, successivamente ridotta alla sola unione statale di Serbia e Montenegro; in seguito al referendum del 21 maggio 2006 il Montenegro ha votato per l’indipendenza, la federazione è stata sciolta e la Serbia è divenuta uno Stato sovrano.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il paesaggio della Serbia settentrionale è costituito da una vasta pianura alluvionale che si estende fino a raggiungere il Bassopiano pannonico, del quale la Serbia comprende la porzione meridionale, la Vojvodina. Il confine tra la Vojvodina e la Serbia centrale è costituito dai fiumi Sava e Danubio; a sud di Belgrado inizia la Serbia centrale, nota anche come Šumadija.
Tutte le catene montuose della Serbia si trovano a sud dei fiumi Sava e Danubio: le Alpi Dinariche e la catena montuosa Šar-Pind a occidente, mentre i Carpazi, i Balcani e i Rodopi sorgono a est. Verso sud il territorio diventa montuoso, e il massiccio più importante è quello di Kopaonik, incluso in un parco nazionale e famoso anche per un’importante stazione sciistica.
I laghi della Serbia sono per lo più di origine artificiale: il principale è il Lago Ðerdap, al confine con la Romania, mentre i laghi naturali sono pochi e relativamente piccoli. La Serbia orientale è caratterizzata da una varietà di montagne che costituiscono l’estremità meridionale dei Carpazi, e vi si trova il tratto del Danubio con la gola delle Porte di Ferro.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La parte settentrionale del Paese ha un clima di tipo continentale influenzato dalle masse d’aria provenienti dal nord ed est europeo, con inverni freddi ed estati calde e umide; le precipitazioni sono distribuite lungo tutto l’anno.
Nella parte meridionale e sud-occidentale il clima subisce delle influenze da parte del Mediterraneo, anche se le Alpi Dinariche formano uno sbarramento per le masse d’aria calda: il clima è prevalentemente caldo e secco in estate e autunno e relativamente freddo e ricco di precipitazioni nevose in inverno.
La più bassa temperatura mai registrata in Serbia è di 39,5 gradi sotto zero, il 13 gennaio 1985 in un villaggio del comune di Sjenica, mentre la più alta è stata di 44,9 gradi, registrata a Smederevska Palanka il 24 luglio del 2007.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
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Stato attuale dal 2006
VI–VII secolo
Cominciò a partire dai secoli sesto e settimo, in seguito alla discesa di popolazioni slave in territori che erano ormai solo nominalmente province bizantine.
629
Popolazioni slave provenienti dalla Serbia bianca, dopo aver aiutato l’imperatore Eraclio I a respingere gli Avari, ottennero l’autorizzazione formale a insediarsi nella Tessaglia, per poi migrare più a nord.
1166–1170
Il grande zupano di Raška, che aveva preso il potere dopo la battaglia di Zvečan, riuscì a estendere il suo dominio su tutte le tribù serbe e sulla regione di Zeta.
1189–1190
Stefano Nemanja si incontrò con Federico Barbarossa a Niš, ottenendo dall’imperatore di Bisanzio il riconoscimento dell’indipendenza della Serbia.
1219
Stefano II fu incoronato anche da suo fratello Sava, riconosciuto come metropolita della Chiesa serba diventata indipendente.
1228
Alla morte di Stefano II, vero fondatore della monarchia a vantaggio della dinastia dei Nemanjić, la Serbia completò la propria riorganizzazione attorno alla Raška.
1331–1355
La Serbia conobbe il suo apogeo e la massima fioritura della sua civiltà: nel 1346 l’arcivescovo di Peć fu elevato al rango di patriarca di tutti i serbi e incoronò Dušan «Imperatore dei Serbi e dei Greci». La tradizione ha fatto di lui il «Carlo Magno della Serbia».
1389
Il 15 giugno il principe ottomano Murad I sbaragliò l’esercito cristiano guidato dal principe serbo Stefan Lazar Hrebeljanović nella storica battaglia.
1459–1804
Le terre dei serbi diventarono proprietà del sultano, che le trasformò in feudi militari; i contadini divennero fittavoli degli occupanti e tutte le famiglie dovettero rifornire periodicamente l’esercito di reclute per il corpo dei Giannizzeri.
1557
Il Gran Visir di origine serba Mehmed-paša Sokolović ristabilì il Patriarcato serbo nella sua sede originaria, a Peć; la Chiesa ortodossa serba diventò l’anima della resistenza e unica custode delle tradizioni statali, della lingua e della cultura.
1688–1690
Dopo il fallimento della rivolta serba, migliaia di serbi guidati dal Patriarca di Peć Arsenije III dovettero rifugiarsi in Ungheria, dove il re Leopoldo I concesse loro terre e privilegi.
1804
Il 15 febbraio ebbe inizio la prima rivolta serba contro l’Impero ottomano: quel giorno è oggi la Festa nazionale della Serbia.
1815
La Serbia, sostenuta anche dall’Impero russo, si strutturò nel semi-indipendente Principato, caratterizzato da una lotta interna fra le due dinastie più potenti del Paese, gli Obrenović e i Karađorđević.
1835
Il 15 febbraio entrò in vigore la prima costituzione serba; nello stesso anno vi erano in Serbia sessanta scuole elementari e nessun istituto superiore.
1855–1859
Il numero delle scuole elementari arrivò a trecentocinquantadue, di cui quindici riservate alle ragazze, cui si aggiunse l’istituto di istruzione superiore di Belgrado, aperto nel 1855.
1878
Il congresso di Berlino riconobbe l’indipendenza della Serbia e del vicino Montenegro; la Serbia rimaneva un piccolo paese senza accesso al mare e priva di ferrovie, con una popolazione di poco inferiore ai due milioni di abitanti.
1912–1913
Serbia e Montenegro parteciparono ai conflitti contro la Turchia prima e la Bulgaria poi, uscendone rafforzati e ampliati territorialmente.
1914
L’Austria-Ungheria spedì al governo serbo una lista di condizioni fra cui la possibilità per i militari austro-ungarici di circolare in territorio serbo: il rifiuto di quest’ultima rese inevitabile il conflitto, cui seguì lo schieramento di Russia, Francia e Gran Bretagna con la Serbia.
1915–1916
Circondato dalle truppe nemiche, l’esercito serbo fu costretto a fuggire raggiungendo la costa albanese presidiata dalle navi italiane; molti morirono per il freddo e per le epidemie, e una buona parte dell’esercito trovò rifugio a Brindisi.
1918–1919
La Serbia uscì dalla guerra ingrandita nei territori grazie all’acquisizione della Vojvodina, e in seguito alla Conferenza di pace di Parigi divenne parte del nuovo regno.
1929
Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni assunse il nuovo nome sotto la dinastia dei Karađorđević.
1941–1944
A seguito dello smembramento del Regno di Jugoslavia, la Serbia divenne uno Stato fantoccio della Germania nazista; la liberazione della capitale fu opera congiunta dell’Armata Rossa e dei partigiani jugoslavi nell’ottobre 1944.
1945–1991
La Serbia divenne una delle sei Repubbliche della federazione; nei due decenni successivi al conflitto il tenore di vita dei cittadini jugoslavi aumentò considerevolmente, e il Paese non fece mai parte né della NATO né del Patto di Varsavia.
1974
Venne creato uno dei sistemi burocratici più complessi mai visti: le sei repubbliche divennero stati quasi indipendenti e l’unità del paese si reggeva ormai solo sul Partito Comunista, sull’esercito e sulla figura di Tito.
1980
Il 4 maggio morì il maresciallo; poco dopo i nazionalismi e i particolarismi etnici e religiosi si risvegliarono, acuiti dalla crisi economica che aveva colpito il paese.
1987
Slobodan Milošević assunse il completo controllo del Partito Comunista Serbo e, indirettamente, della Serbia stessa.
1991–1995
Il nazionalismo imperante sfociò in conflitti secessionisti e in guerre civili che coinvolsero diversi territori della Jugoslavia, causandone la dissoluzione; nel 1992 la Serbia diede vita con il Montenegro alla Repubblica Federale di Jugoslavia.
2003
La federazione prese il nome di Unione Statale di Serbia e Montenegro, dopo la ristrutturazione approvata nel tentativo di scongiurare l’indipendenza montenegrina.
2006
Dopo il referendum montenegrino la federazione venne sciolta consensualmente, e il 5 giugno il Parlamento serbo ratificò l’indipendenza, segnando la ricostituzione della Serbia come stato sovrano.
2006
Il processo a suo carico presso il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia si estinse per sopraggiunta morte prima che venisse emessa la sentenza.
2007
Marija Šerifović vinse il concorso con il singolo Molitva.
2008
Milorad Čavić vinse l’argento nei cento metri farfalla a Pechino; nello stesso anno la Serbia firmò l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea.
2012
Milica Mandić lo vinse nel taekwondo ai Giochi di Londra; nel marzo dello stesso anno la Serbia ottenne lo status di paese candidato all’Unione europea.
2015
Il 14 dicembre sono cominciati ufficialmente i negoziati di adesione.
2017
Dopo essere stato Primo Ministro dal 2014, fu eletto Presidente della Repubblica.
2018 e 2022
La Nazionale femminile serba vinse due titoli mondiali.
2025
Nel marzo, in seguito al crollo di una tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad e alla morte di quindici persone, circa centomila persone hanno manifestato contro la presidenza di Vučić.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Secondo le ultime stime la Serbia ha una popolazione di 6 871 547 abitanti. Il Paese sta attraversando una forte crisi demografica dall’inizio degli anni novanta, con un tasso di mortalità che ha costantemente superato il tasso di natalità, cui si aggiunge una forte emigrazione: si stima che trecentomila persone abbiano lasciato la Serbia durante quegli anni, il venti per cento delle quali aveva un’istruzione superiore.
Come conseguenza la Serbia ha oggi una delle popolazioni più anziane del mondo, con un’età media di 42,9 anni, e la sua popolazione sta diminuendo a uno dei tassi più rapidi del mondo: negli ultimi trent’anni ha perso un milione di abitanti, pari a circa il tredici per cento del totale.
Il gruppo etnico predominante è quello serbo; la minoranza più grande è quella rom, mentre altre minoranze significative sono rappresentate da albanesi, ungheresi, bosgnacchi, montenegrini, macedoni, croati, slovacchi, ruteni, bulgari e rumeni. La Voivodina è uno dei territori maggiormente variegati etnicamente in Europa, con più di venticinque differenti comunità nazionali.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La lingua ufficiale è il serbo, parlato dall’ottantotto per cento della popolazione e scritto ufficialmente in alfabeto cirillico.
Si è tuttavia diffuso anche l’alfabeto latino, tanto che le indicazioni sono in entrambi gli alfabeti, e c’è anzi una forte tendenza a utilizzare l’alfabeto latino piuttosto che quello cirillico, che sta perdendo terreno, soprattutto sul web.
Sono diffuse lingue minoritarie quali albanese, bosniaco, bulgaro, croato, montenegrino, rumeno, slovacco e ungherese: tutte sono ufficialmente utilizzate nei comuni o nelle città in cui la minoranza etnica supera il quindici per cento della popolazione totale.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La Serbia risulta essere uno dei paesi europei più variegati dal punto di vista religioso, con differenze marcate da regione a regione: oltre il novanta per cento degli abitanti della Serbia centrale professa la confessione ortodossa, mentre in Voivodina il secondo gruppo religioso più grande è quello cattolico, e i musulmani vivono prevalentemente nel Sud-Ovest del paese.
Tra le Chiese ortodosse, quella serba è la più occidentale. La Chiesa Ortodossa Serba fa ancora uso del vecchio calendario giuliano, che presenta un ritardo di tredici giorni rispetto a quello gregoriano: è proprio per questa ragione che i Serbi celebrano il Natale il 7 di gennaio.
In ogni famiglia serba ortodossa il giorno più bello e più sacro dal punto di vista religioso è quello del santo protettore, o più comunemente slava, diverso per ciascuna famiglia: si tratta di una tradizione esclusivamente serba, non riscontrata presso gli altri popoli di fede cristiana ortodossa. La Serbia ospitò per secoli anche una fiorente comunità ebraica sefardita.
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Molto pesanti sono state le conseguenze causate dalle guerre e dalle scelte politiche in cui la Serbia è stata coinvolta durante il governo di Slobodan Milošević: isolamento, decrescita economica, un lungo periodo di sanzioni economiche internazionali e il danneggiamento delle infrastrutture nazionali. Nel gennaio del 2005 il prodotto interno lordo si attestava ancora attorno alla metà del valore raggiunto nel 1990.
Da quando è iniziata la transizione molte aziende multinazionali hanno aperto le loro filiali in Serbia, attratte prevalentemente dalla manodopera a basso costo. L’unità monetaria è il dinaro, ed è l’unica ammessa per gli acquisti e le transazioni: l’economia del Paese è ancora molto legata ai contanti.
La quota di addetti nel settore primario ammonta al venticinque per cento, e l’agricoltura è particolarmente importante grazie alla presenza di grandi aree di terreno fertile, specialmente in Vojvodina. Gli addetti nel settore secondario sono circa il trenta per cento, mentre il terziario ne conta il sessantasette, con il turismo divenuto una delle attività più importanti del Paese.
Sintesi · Fonte: Serbia (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La Serbia è una repubblica parlamentare in cui l’Assemblea Nazionale, eletta democraticamente dal popolo ogni quattro anni, è legata al governo da un rapporto di fiducia; il sistema politico è di tipo multipartitico e semipresidenziale. Il potere legislativo è detenuto dall’Assemblea Nazionale, composta da duecentocinquanta membri.
Il capo dello stato è il Presidente della Serbia, eletto a suffragio universale e diretto ogni cinque anni, che nomina il Primo ministro e cura le relazioni estere; il potere esecutivo viene esercitato dal Governo, guidato dal Primo ministro. La Costituzione in vigore, che sostituisce quella del 1990, è stata approvata tramite un referendum nell’ottobre 2006.
La Serbia è membro delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione della cooperazione economica del mar Nero. Il 2 marzo 2014 è diventata ufficialmente candidata per l’adesione all’Unione europea, e il 14 dicembre 2015 sono cominciati ufficialmente i negoziati.
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Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale

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La natura della Serbia è ricca e variegata: sono i fiumi Sava e Danubio a dividere il paese in due aree distinte, una montuosa e collinare, l’altra pianeggiante, che coincide con la pianura pannonica. Nella Repubblica sono stati istituiti cinque parchi nazionali — Fruška Gora, Kopaonik, Tara, Đerdap e Šar Planina — cui si aggiungono trentuno aree protette.
Verso la fine del diciassettesimo secolo la Serbia era ancora una terra dall’ambiente incontaminato: più del novanta per cento del territorio era coperto da foreste di querce e faggi, e da qui deriva il nome della regione centrale, Šumadija, che viene dalla parola serba che significa bosco. Oggi la zona forestale occupa solo il ventisette per cento del territorio.
Le estese foreste sono un habitat perfetto per molti animali selvatici: il lupo prospera in gran numero, e vi è poi l’orso bruno, che si trova in quasi tutti i parchi nazionali; la lince si trova invece in poche aree protette, mentre la Suva Planina è famosa per il gran numero di cavalli inselvatichiti. L’inquinamento resta però uno dei più gravi problemi del Paese.
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Parco nazionale
Superficie 636 km²

Parco nazionale
Superficie 250 km²

Parco nazionale
Superficie 118 km²

Parco nazionale
Superficie 267 km²

Parco nazionale

Parco nazionale
Superficie 454 km²

Montagna
Altezza 2.655 m

Montagna
Altezza 2.376 m

Montagna
Altezza 2.694 m

Montagna
Altezza 2.017 m

Montagna
Altezza 2.694 m

Montagna
Altezza 538 m

Montagna
Altezza 1.496 m

Montagna
Altezza 511 m

Montagna
Altezza 1.651 m

Montagna
Altezza 1.544 m

Montagna
Altezza 1.570 m

Montagna
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La cucina serba è eterogenea, con influenze mediterranee, turche e dell’Impero austro-ungarico.
Si coltivano prevalentemente cereali, patate e barbabietole, mentre l’allevamento è costituito soprattutto da suini, bovini, ovini e animali da cortile.
Molto estesa è anche la viticoltura, praticata principalmente nelle aree lungo i fiumi Danubio, Morava, Timok e Nišava: la zona dello Srem è stata per secoli una delle aree di punta.
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Una tradizione della diplomazia serba prevede che il Presidente della Repubblica o il Primo Ministro accolgano i capi di Stato in visita offrendo loro all’arrivo del pane e del sale, considerati fin dall’antichità i simboli dell’ospitalità.
Un’altra tradizione tipicamente serba è quella di baciarsi tre volte sulla guancia: non è obbligatorio farlo al primo incontro, ma da quelli successivi sì.
Tipica creatura mitica della mitologia serba, immaginata come animale alato, è il Cikavac; nota anche la leggenda del vampiro Sava Savanović.
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Anche in campo musicale la Serbia ha prodotto importanti personalità.
Tra le cantanti più apprezzate vi è Marija Šerifović, autrice del singolo Molitva, che ha vinto l’Eurovision Song Contest del 2007.
Tra i cantanti serbi si sono distinti Šaban Šaulić, Željko Joksimović e il cantautore Đorđe Balašević.
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La Serbia continua ancora oggi a coltivare e conservare la tradizione culturale e artistica, specialmente quella bizantina.
Alcuni siti della Serbia sono stati iscritti nella Lista dei patrimoni dell’umanità; il Parco Nazionale della Fruska Gora custodisce i monasteri ortodossi, veri scrigni della cultura serba.
Le attrazioni della capitale includono la fortezza di Kalemegdan, che sorge sulla confluenza della Sava e del Danubio, i più grandi musei del paese e dei Balcani, i palazzi reali e altri importanti monumenti.
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Una letteratura serba si afferma già nel diciottesimo secolo.
Nel diciannovesimo secolo prevale la poesia epica nazionale di Vuk Stefanović Karadžić, soprattutto linguista, e di Dositej Obradović; si ricorda anche Branko Radičević, il maggior poeta romantico serbo.
Nel ventesimo secolo una certa notorietà internazionale si afferma con lo scrittore Danilo Kiš, autore di vari romanzi e poesie.
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In campo cinematografico spiccano le figure dei registi Emir Kusturica, bosniaco ma naturalizzato serbo, Goran Paskaljević e Zoran Đorđević; tra le attrici si ricorda Beba Loncar.
Tra i film premiati vi è La polveriera di Goran Paskaljević, Premio FIPRESCI agli European Film Awards del 1998.
Nel 2007 il film di Srdan Golubović intitolato Klopka è entrato nella rosa dei nove candidati all’Oscar al miglior film straniero.
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In campo sportivo la Serbia ha raggiunto in varie discipline risultati di alto prestigio: nel tennis Novak Đoković è tra i più grandi tennisti di sempre, con ventiquattro titoli del Grande Slam, ma spiccano anche le tenniste Ana Ivanović e Jelena Janković, entrambe arrivate al numero uno della classifica mondiale.
La Nazionale di pallavolo femminile è una delle più vincenti al mondo, avendo vinto due titoli mondiali, tre europei e due medaglie olimpiche.
La Serbia è una nazione dalla grande tradizione calcistica, e la sua nazionale è considerata dalla UEFA l’erede ufficiale della nazionale jugoslava; le squadre più popolari sono il FK Crvena Zvezda, nota in italiano come Stella Rossa, e il FK Partizan.
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Lingua
Il nome Raška, con cui la Serbia era indicata nelle fonti occidentali del dodicesimo secolo, deriva dalla fortezza di Ras.
Fonte: Serbia (Wikipedia, it)
Storia
Le popolazioni slave da cui discendono i serbi provenivano dalla Serbia bianca, corrispondente in massima parte all’attuale alta Lusazia.
Fonte: Serbia (Wikipedia, it)
Geografia
La Serbia è uno Stato senza sbocco sul mare, compreso tra il bassopiano pannonico e la penisola balcanica.
Fonte: Serbia (Wikipedia, it)
Cultura
La tradizione ha fatto di Stefano Dušan il «Carlo Magno della Serbia».
Fonte: Serbia (Wikipedia, it)
Società
Dal 1346 il patriarca di Peć è eletto da soli vescovi serbi.
Fonte: Serbia (Wikipedia, it)
Storia
Durante la dominazione ottomana la Chiesa ortodossa serba diventò l’anima della resistenza e unica custode delle tradizioni statali, della lingua e della cultura serba.
Fonte: Serbia (Wikipedia, it)
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Dati aggiornati al 21 settembre 2026.