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L’Arabia Saudita, ufficialmente Regno dell’Arabia Saudita, è il più grande Stato arabo dell’Asia occidentale per superficie, con circa 2,15 milioni di chilometri quadrati che costituiscono la maggior parte della Penisola arabica, e il più grande del mondo arabo dopo l’Algeria. La popolazione è di circa 36 milioni di abitanti e la capitale è Riad.
Confina con la Giordania e l’Iraq a nord, il Kuwait a nord-est, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti a est, l’Oman a sud-est e lo Yemen a sud; si affaccia sul mar Rosso a ovest e sul Golfo Persico a est. Il Regno è stato fondato nel 1932, anche se le conquiste che vi portarono erano cominciate nel 1902.
L’Arabia Saudita è il luogo di nascita dell’Islam ed è talvolta chiamata «la terra delle due sacre moschee», in riferimento ai due santuari più sacri della religione, alla Mecca e a Medina. È inoltre uno dei due soli Stati sovrani al mondo, insieme alla Città del Vaticano, a non avere un parlamento.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il Regno occupa circa l’ottanta per cento della penisola arabica. I confini meridionali con Emirati Arabi Uniti e Oman non sono però definiti con precisione, e la dimensione esatta del Paese resta di conseguenza sconosciuta: il governo saudita la stima in 2 149 690 chilometri quadrati, mentre altre stime variano fra 1 960 582 e 2 240 000.
La geografia è più variegata di quanto si immagini: dal deserto umido della Tihama, al livello del mar Rosso, ci si innalza lungo la catena del Jabal al-Hijaz, che taglia in lunghezza la penisola a ovest, e oltre la quale si apre l’altopiano del Najd, nella parte centrale del Paese. La regione sud-occidentale dell’Asir ha montagne che raggiungono i tremila metri, il clima più fresco e il paesaggio più verde del regno, tanto da attirare in estate molti sauditi in località come Abha.
A est si stende una pianura rocciosa o sabbiosa che arriva fino alle rive del Golfo Persico, mentre lungo i confini meridionali si trova il Rubʿ al-Khālī, uno dei deserti più grandi del mondo. Per lo più disabitato, il territorio saudita è costituito in gran parte da deserti: meno del due per cento della superficie è adatto alle coltivazioni e i centri abitati si trovano lungo le coste o vicino alle oasi interne. L’Arabia Saudita non ha fiumi né laghi permanenti, e la sua linea di costa si estende per 2640 chilometri.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il clima saudita è tendenzialmente secco e, nelle zone più interne, propriamente desertico, con grandi sbalzi di temperatura. Il regime delle precipitazioni rende il Paese arido o semi-arido, con terreno prevalentemente stepposo e a tratti sabbioso.
D’estate la temperatura può raggiungere i cinquanta gradi, mentre d’inverno è mite, con temporali nelle zone vicine all’Egitto.
Nella maggior parte del regno la vegetazione è spontanea e arbustiva; fa eccezione la zona costiera del mar Rosso, e in particolare la barriera corallina, che ospita una fauna marina ricchissima.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
province dell'Arabia Saudita
Stato attuale dal 1727
antichità
La penisola arabica, e specialmente le regioni meridionali yemenite, è considerata una delle quindici aree del pianeta in cui si è organizzata la società umana: per questo la zona è definita «culla dell’umanità».
2400 a.C. circa
Nell’oasi di Khaybar è stata individuata un’antica città dell’età del bronzo, abitata da circa cinquecento case, di cui la scoperta è stata resa pubblica nel novembre del 2024.
570 circa
Prima dell’avvento dell’Islam, a parte gli insediamenti mercantili urbani come la Mecca e Medina, gran parte di quella che sarebbe diventata l’Arabia Saudita era popolata da società tribali nomadi e pastorali. Maometto nacque alla Mecca.
VII secolo
Maometto unì le varie tribù della penisola e creò un’unica entità religiosa islamica; dopo la sua morte, nel 632, i suoi seguaci estesero in pochi decenni il territorio sotto dominio musulmano dalla penisola iberica a occidente fino all’Asia centrale e meridionale a oriente.
632–1171
Arabi originari di quella che è oggi l’Arabia Saudita, e in particolare del Ḥijāz, fondarono i califfati dei Rashidun, degli Umayyadi, degli Abbasidi e dei Fatimidi. L’Arabia divenne però una regione politicamente periferica del mondo musulmano, mentre il centro si spostava verso le terre appena conquistate.
930
I Qarmati, allora la forza più potente del Golfo Persico, saccheggiarono la Mecca e ne sottrassero la pietra nera, suscitando l’indignazione di tutto il mondo musulmano.
dal X secolo
La Mecca e Medina passarono sotto il controllo di un sovrano arabo locale, lo Sharif della Mecca, che nella maggior parte dei casi doveva però obbedienza al sovrano di uno dei grandi imperi islamici con capitale a Baghdad, al Cairo o a Istanbul.
1750 circa
Nell’Arabia centrale l’emiro del Najd, Muḥammad ibn Saʿūd, unì le proprie forze sotto la spinta ideale del riformatore islamico hanbalita Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, con lo scopo di creare una nuova realtà politica e statuale.
1750–1900
Nei centocinquant’anni successivi le fortune della famiglia crebbero e decaddero molte volte, mentre contendeva il potere e il territorio della penisola all’Egitto, all’Impero ottomano e ad altre famiglie arabe.
1902
ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd conquistò Riad, la capitale ancestrale della dinastia, sottraendola alla famiglia rivale degli Āl Rashīd.
1913–1926
ʿAbd al-ʿAzīz sottomise al-Hasa, la provincia di al-Qaṭīf, il resto del Najd e infine la regione del Ḥijāz.
1926
L’8 gennaio ʿAbd al-ʿAzīz divenne re del Ḥijāz, strappato al re hascemita figlio dello Sharīf della Mecca, che durante la prima guerra mondiale aveva proclamato la rivolta araba contro l’Impero ottomano.
1927
Il 29 gennaio ʿAbd al-ʿAzīz assunse il titolo di re del Najd; con il trattato di Gedda, firmato il 20 maggio, la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza del suo regno, allora conosciuto come «regno di Hijāz e Najd».
1932
Il 23 settembre le regioni conquistate furono unificate sotto la denominazione di Regno di Arabia Saudita; quella data è oggi il giorno nazionale del Paese.
1938
La scoperta del marzo 1938 trasformò economicamente lo Stato e gli diede l’autorevolezza internazionale di cui gode, permettendogli di mantenere strette relazioni con le nazioni occidentali che ne comprano il greggio.
1984–1996
La nazionale di calcio vinse il torneo continentale nel 1984, nel 1988 e nel 1996.
1985
L’8 febbraio venne lanciato Arabsat-1A, il primo satellite saudita, e il 17 giugno Sultan bin Salman Al Saʿud divenne il primo astronauta arabo e musulmano ad andare nello spazio.
1999
L’Arabia Saudita fu decisiva nello sforzo dell’OPEC e di altri Paesi per far risalire il prezzo del greggio, ottenuto riducendo la produzione.
2005
Si tennero le prime consultazioni elettorali della storia del Paese, a livello municipale; le donne non poterono prendervi parte.
2009
Nel febbraio 2009 re Abdullah annunciò una serie di cambiamenti alla magistratura, alle forze armate e a vari ministeri per modernizzare le istituzioni, sostituendo alti funzionari e membri della polizia religiosa con figure più moderate e nominando la prima donna vice-ministro del Paese.
2011
Dopo l’arrivo nel Paese delle proteste arabe di quell’anno, re Abdullah annunciò il 22 febbraio benefici per i cittadini per 36 miliardi di dollari, cui seguì un pacchetto da 93 miliardi che comprendeva cinquecentomila nuove abitazioni; non erano però incluse riforme politiche.
2015
Re Abdullah permise alle donne di votare e di essere elette alle elezioni municipali e di essere nominate al Consiglio consultivo.
2016–2017
Nel quadro del programma di trasformazione nazionale il regno stanziò 900 milioni di euro per la conservazione del patrimonio storico e culturale; nel 2016 fu creata l’Autorità generale per l’intrattenimento e l’anno seguente si tennero a Riad i primi concerti dopo venticinque anni.
2018
Il primo cinema pubblico aprì dopo trentacinque anni di divieto, alle donne fu permesso di guidare legalmente e venne introdotta per la prima volta un’imposta sul valore aggiunto. Lo stesso anno il Paese debuttò al Festival di Cannes e alla Biennale di Venezia.
2019
Dal 27 settembre il governo riprese l’emissione di visti turistici: fino ad allora l’unico turismo esistente nel Paese era quello religioso, dei fedeli diretti alla Mecca o a Medina. Nello stesso anno la compagnia petrolifera nazionale venne quotata in borsa.
2021
Si corse per la prima volta il Gran Premio dell’Arabia Saudita, sul circuito cittadino di Gedda.
2023
Il 21 maggio Rayyanah Barnawi divenne la prima donna saudita a volare nello spazio.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it), Saudi Arabia (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
La popolazione saudita è stimata in circa 36 milioni di abitanti, compresi circa 6,4 milioni di stranieri residenti. Il tasso di natalità è di 29,74 nascite ogni mille abitanti, mentre quello di mortalità è di soli 2,66 morti ogni mille.
Fino agli anni sessanta la maggior parte della popolazione era nomade o semi-nomade: a causa del rapido sviluppo economico e urbano, oggi più del 95 per cento è sedentarizzata. La distribuzione resta però estremamente diseguale, fra le città costiere, le oasi interne densamente abitate, alcune delle quali superano i mille abitanti per chilometro quadrato, e le vaste aree desertiche quasi totalmente disabitate.
La maggior parte dei sauditi è di etnia araba, ma molti hanno origini miste e discendono da turchi, iraniani, indonesiani, indiani e africani, arrivati in gran parte come pellegrini e poi stabilitisi nella regione del Ḥijāz. Il Paese si colloca al terzo posto al mondo per numero di immigrati ricevuti sul proprio territorio: i filippini sono il maggior gruppo straniero, con oltre un milione di persone, seguiti da bangladesi, indiani e pakistani, mentre egiziani e sudanesi insieme superano le 900 000 unità.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La lingua araba è la lingua ufficiale del governo e dell’amministrazione.
L’inglese, che è la lingua degli affari, è molto diffuso nelle città. La grande presenza di lavoratori stranieri, provenienti soprattutto dall’Asia meridionale e dal Sud-est asiatico, fa sì che nel Paese si parlino anche numerose altre lingue.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La religione ufficiale del regno è l’islam sunnita nella sua versione giuridico-teologica del wahhabismo neo-hanbalita. Poiché solo i musulmani possono ottenere la cittadinanza saudita, la quasi totalità dei cittadini è musulmana; accanto alla maggioranza sunnita esiste una consistente minoranza sciita, stimata intorno al quindici per cento della popolazione e concentrata nella parte orientale del Paese.
La composizione religiosa dei cittadini non riflette però quella della popolazione residente nel complesso, dato che circa un terzo di chi vive nel Paese è immigrato privo della nazionalità saudita: fra questi ci sono molti filippini, in maggioranza cattolici, e indiani, prevalentemente indù. La libertà religiosa è molto limitata: i non musulmani non possono edificare luoghi di culto, anche se le cerimonie in privato sono generalmente tollerate.
Il wahhabismo di Stato comporta una serie di misure ufficiali volte a garantire l’osservanza rigorosa delle prescrizioni giuridiche e sociali islamiche. L’obbligo legale di separazione fra i sessi è stato però rimosso per la maggior parte dei contesti pubblici come bar, ristoranti ed eventi, nell’ambito delle riforme sociali che dal 2018 hanno anche permesso alle donne di guidare; anche la cosiddetta polizia morale, i mutawa, è stata riformata e privata del potere di inseguire, interrogare, arrestare e identificare le persone.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’economia saudita è centrata sul petrolio, con forti controlli statali sulle restanti attività di maggior rilievo. Il Paese possiede circa il 25 per cento delle riserve petrolifere mondiali stimate, è il secondo Stato al mondo per riserve accertate e ha la sesta riserva di gas naturale del pianeta; è inoltre il maggiore esportatore di greggio e svolge un ruolo di primo piano nell’OPEC.
Il settore petrolifero rappresenta circa il 75 per cento delle entrate del bilancio, il 40 per cento del prodotto interno lordo e il 90 per cento degli incassi da esportazione. Questa ricchezza ha trasformato un regno desertico sottosviluppato in una delle nazioni più ricche del mondo e ha permesso una rapidissima modernizzazione, compresa la creazione di uno Stato sociale.
Il governo punta però a ridurre la dipendenza dal greggio: ha avviato la privatizzazione delle telecomunicazioni e delle aziende elettriche, nel 2018 ha introdotto per la prima volta un’imposta sul valore aggiunto e nel 2019 ha deciso di quotare in borsa la compagnia petrolifera nazionale, pur mantenendone saldamente il controllo. La scarsità d’acqua e la rapida crescita demografica restano i vincoli principali per l’agricoltura e per l’autosufficienza alimentare.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La forma di governo dell’Arabia Saudita è la monarchia assoluta, e il governo segue le linee guida islamiche in materia di successione. Il Paese è sprovvisto di parlamento e non vi esistono partiti politici: le uniche consultazioni elettorali si celebrano a livello locale dal 2005 in poi.
È lo Stato islamico che applica la legge della Sharia nel modo più rigido. La condizione del rispetto dei diritti umani resta estremamente critica, tanto che l’Arabia Saudita è regolarmente classificata fra i peggiori Stati nel sondaggio annuale sulle libertà civili redatto da Freedom House.
Il legame fra la famiglia regnante e l’autorità religiosa è strutturale: la famiglia Saʿūd e quella di ʿAbd al-Wahhāb si sono imparentate più volte nel corso degli anni grazie a una precisa politica matrimoniale, e fino a oggi il ministro degli Affari Religiosi è sempre un discendente di Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale

Luogo di culto

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Sito archeologico

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Castello e fortezza

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Palazzo

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Palazzo

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Monumento
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Sito archeologico
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L’idea di area protetta ha qui radici antichissime: le riserve chiamate ḥimā, cioè «protezione» o «cosa riservata», risalgono a oltre duemila anni fa, quindi al periodo preislamico. Erano riservate ai capi tribù per il pascolo dei loro animali oppure annesse ai santuari, e la loro sacralità era tale che un animale entrato per caso nel ḥimā di una divinità veniva acquisito al patrimonio del santuario, senza possibilità di recupero.
Oggi il Paese ha un vasto sistema di aree protette, fra cui il parco nazionale dell’Asir, alcuni ḥimā tradizionali e diverse riserve naturali, che nel 2007 coprivano il 37 per cento del territorio nazionale. Nonostante l’aridità, la biodiversità è ricca e in gran parte endemica: si contano 3500 specie di piante, 77 specie di mammiferi terrestri e 413 specie conosciute di uccelli.
Fra gli animali ci sono il leopardo arabico, il lupo arabo, la iena striata, la gazzella, il gatto delle sabbie e il gerboa, mentre fra gli uccelli si trovano falchi, aquile, avvoltoi e bulbul. Il mar Rosso è un ecosistema straordinariamente ricco, con più di 1200 specie di pesci, circa il dieci per cento delle quali endemiche, grazie ai duemila chilometri di barriera corallina che ne accompagnano la costa. La palma da dattero, diffusissima, è un simbolo nazionale.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it), Saudi Arabia (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0

Montagna
Altezza 454 m

Montagna
Altezza 642 m

Montagna

Montagna
Altezza 3.666 m

Montagna
Altezza 3.133 m

Montagna
Altezza 2.100 m

Montagna

Montagna
Altezza 2.580 m

Montagna
Lunghezza 800 km

Montagna
Altezza 420 m
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La legge islamica proibisce il consumo della carne suina e delle bevande alcoliche, e in Arabia Saudita questa norma è seguita in modo rigoroso.
Il pane arabo, il khubz, accompagna quasi tutti i pasti. Fra i piatti più apprezzati ci sono il pollo alla griglia, i falafel e il fūl, a base di fave bollite, aglio e limone.
Il piatto tipico per eccellenza del Paese è però il kabsa, a base di riso speziato e carne. Nelle montagne del sud-ovest si coltiva inoltre il caffè khawlani, la cui tradizione è riconosciuta come patrimonio culturale.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il patrimonio culturale saudita è celebrato ogni anno nella festività chiamata Jenadriya. La cultura del Paese ruota quasi interamente attorno all’Islam: i due luoghi più sacri della religione, la Mecca e Medina, si trovano sul suo territorio, dove nel VII secolo l’Islam si è manifestato.
Il vestito tradizionale è fortemente simbolico e rappresenta il legame della gente con la terra, con il passato e con la religione. Gli indumenti sono larghi e ondeggianti, e riflettono insieme la praticità della vita in un Paese desertico e l’enfasi conservatrice islamica: gli uomini indossano il thawb, una camicia lunga fino alla caviglia in lana o cotone, con la ghutra, un grande quadrato di cotone tenuto fermo da una corda, sulla testa. Nei rari giorni freddi si aggiunge un mantello di pelo di dromedario.
Gli abiti femminili sono decorati con motivi tribali, monete, lustrini, fili metallici e paramenti. La festa civile più importante è il 23 settembre, il «giorno nazionale», che celebra la fondazione del Regno nel 1932, accanto alla grande festività religiosa del sacrificio, comune a tutto il mondo islamico.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La musica tradizionale saudita è generalmente associata alla poesia e viene cantata collettivamente. Fra gli strumenti ci sono la rabābah, simile a un violino a tre corde, e vari strumenti a percussione come il tamburo e il tamburello; molto noto è anche l’oud.
Il ballo nazionale è l’ʿArḍa, una danza della spada che affonda nelle tradizioni antiche dei beduini: i suonatori di tamburi tengono un ritmo sostenuto e un poeta canta i versi, mentre gli uomini che portano la spada ballano spalla a spalla. Alla Mecca, a Medina e a Gedda il ballo e il canto sono accompagnati dal mizmar, uno strumento di legno simile all’oboe.
Nella musica moderna si è distinta Etab, la prima cantante donna dell’Arabia Saudita, apprezzata in tutto il mondo arabo e autrice di oltre quindici album, accanto al cantante e compositore Talal Maddah, che i suoi ammiratori chiamavano «la voce della terra» e la cui attività ha avuto un’influenza importante sulla cultura araba del XX secolo.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it), Saudi Arabia (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
Il wahhabismo ha scoraggiato, a partire dal diciottesimo secolo, ogni sviluppo artistico ritenuto incompatibile con il proprio insegnamento, e la proibizione sunnita di rappresentare figure umane ha limitato le arti visive, che tendono a essere dominate da motivi geometrici, floreali e astratti e dalla calligrafia.
La stessa ostilità verso la venerazione dei luoghi si è abbattuta sul patrimonio storico: si stima che sotto il dominio saudita sia stato demolito per ragioni religiose il 95 per cento degli edifici storici della Mecca, molti dei quali vecchi di oltre mille anni.
Negli ultimi anni la direzione è cambiata: otto siti culturali sauditi sono oggi iscritti nella lista dei patrimoni dell’umanità, fra cui il sito archeologico di al-Hijr, il quartiere di Turaif a Diriyah, la Gedda storica, l’oasi di al-Ahsa e l’arte rupestre della regione di Hail. Nel 2014 una legge ha dato all’ente per il turismo e il patrimonio nazionale gli strumenti per proteggere i siti antichi, e nel quadro del programma di trasformazione nazionale il regno ha stanziato 900 milioni di euro per la conservazione del proprio patrimonio storico e culturale.
Sintesi · Fonte: Saudi Arabia (Wikipedia, en), Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La censura ha limitato a lungo lo sviluppo della letteratura saudita, anche se diversi romanzieri e poeti del Paese hanno ottenuto riconoscimenti di critica e di pubblico nel mondo arabo, spesso suscitando ostilità ufficiale in patria.
Fra gli autori che si sono distinti maggiormente c’è Ghāzī ʿAbd al-Raḥmān al-Quṣaybī, mentre nel XX secolo si è sviluppata una letteratura con affermate scrittrici saudite, fra cui Raja’a Alem e Rajaa Alsanea.
Accanto alla letteratura scritta resta viva la poesia beduina, chiamata nabaṭī, che continua a godere di grande popolarità.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it), Saudi Arabia (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
Negli anni settanta le sale cinematografiche erano numerose nel regno, benché considerate contrarie alle norme wahhabite; durante il revival islamico degli anni ottanta, e come risposta politica all’aumento dell’attivismo islamista, il governo chiuse tutti i cinema e i teatri. Le sale hanno riaperto soltanto con le riforme degli ultimi anni: il primo cinema pubblico è tornato ad aprire nel 2018, dopo trentacinque anni di divieto.
Fra le figure di spicco del cinema saudita c’è la regista Haifaa al-Mansour, autrice di film come La bicicletta verde e La candidata ideale, che hanno ottenuto diversi riconoscimenti internazionali. Nel 2018 il Paese ha fatto il suo debutto al Festival di Cannes e alla Biennale di Venezia.
Sintesi · Fonte: Saudi Arabia (Wikipedia, en), Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La nazionale di calcio dell’Arabia Saudita ha vinto tre volte la Coppa d’Asia, nel 1984, nel 1988 e nel 1996, e nel 1989 si è aggiudicata in Scozia il Campionato mondiale Under-17. Il capocannoniere della nazionale è Majed Abdullah, con 71 reti, inserito nella lista dei migliori calciatori del XX secolo.
La Saudi Pro League è uno dei campionati più competitivi del continente e ha ricevuto grande attenzione mediatica anche in Europa dopo il trasferimento di alcuni grandi campioni; il Paese ospiterà inoltre la venticinquesima edizione del Campionato mondiale di calcio, nel 2034.
Ai Giochi olimpici l’Arabia Saudita ha vinto finora quattro medaglie, due d’argento e due di bronzo: la prima fu l’argento di Hadi Soua’an Al-Somaily nei 400 metri a ostacoli a Sydney 2000. Dal 2021 il Paese ospita il Gran Premio dell’Arabia Saudita di Formula 1, sul circuito cittadino di Gedda.
Sintesi · Fonte: Arabia Saudita (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
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I confini meridionali dell’Arabia Saudita non sono definiti con precisione, e la dimensione esatta del Paese resta di conseguenza sconosciuta: le stime variano da 1 960 582 a 2 240 000 chilometri quadrati.
Geografia
Il Regno occupa circa l’ottanta per cento della penisola arabica.
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L’Arabia Saudita non ha fiumi né laghi permanenti.
Geografia
La linea di costa dell’Arabia Saudita si estende per 2640 chilometri, fra mar Rosso e Golfo Persico.
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Dati aggiornati al 21 settembre 2026.