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Gli Emirati Arabi Uniti sono un Paese arabo del Medio Oriente situato nel sud-est della penisola arabica: confinano con l’Oman a sud-est e con l’Arabia Saudita a sud-ovest, e sono bagnati dal Golfo Persico a nord. Lo Stato è composto da sette emirati: Abu Dhabi, ʿAjmān, Dubai, Fujaira, Ra’s al-Khayma, Sharja e Umm al-Qaywayn.
Costituitisi nel XIX secolo come una federazione sottoposta all’Impero britannico, gli Stati della Tregua, gli Emirati hanno ottenuto l’indipendenza nel 1971. Fino ad allora erano estremamente poveri: negli anni sessanta la medicina era quasi inesistente, la maggior parte della popolazione era analfabeta e fino alla metà dei neonati e un terzo delle madri morivano di parto.
Oggi sono uno dei Paesi più ricchi al mondo, forti della propria industria petrolifera. Il Paese è multietnico e la maggioranza relativa dei residenti è costituita da immigrati giunti dal subcontinente indiano e dal resto del mondo arabo.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Gli Emirati Arabi Uniti hanno una superficie totale di circa 83 000 chilometri quadrati e sono un punto di transito fondamentale per il trasporto del greggio. Il più grande emirato è quello di Abu Dhabi, che rappresenta l’87 per cento della superficie totale, mentre il più piccolo è ʿAjmān, con soli 259 chilometri quadrati.
La costa si estende complessivamente per 1318 chilometri, di cui oltre 650 sul Golfo Persico, dove si trovano numerose isole la cui sovranità è stata oggetto di controversie internazionali. Il Paese ha anche un tratto di costa sul Golfo di Oman, e la penisola di Musandam costituisce un’exclave costiera dell’Oman confinante solo con il territorio emiratino.
Quasi la totalità del territorio è occupata dal deserto: solo all’estremità orientale sorgono formazioni montuose, la catena dello Hajar, il cui nome significa «montagne di roccia», a ridosso del confine con l’Oman; lì si trova anche il Jebel Jais, la montagna più alta del Paese. A sud e a ovest di Abu Dhabi il deserto si fonde con il Rub’ al-Khali saudita, ma la zona comprende due importanti oasi con acqua sotterranea sufficiente per insediamenti permanenti e per la coltivazione.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il clima degli Emirati Arabi Uniti è subtropicale arido, con inverni miti ed estati caldissime. I mesi più caldi sono luglio e agosto, quando le temperature medie raggiungono massime di oltre 48 °C sulla pianura costiera, mentre sulle montagne dello Hajar sono notevolmente inferiori a causa dell’altitudine. Le medie di gennaio e febbraio scendono a minime fra i 10 e i 14 °C.
Nei mesi di fine estate sulla regione costiera soffia un vento umido da sud-est, conosciuto come Sharqi, cioè «orientale».
La media annua delle precipitazioni nella zona costiera è inferiore ai 120 millimetri, anche se le piogge sono torrenziali, mentre in alcune zone di montagna si arriva spesso a 350 millimetri. La regione costiera è inoltre soggetta a occasionali ma violente tempeste di polvere, che possono ridurre moltissimo la visibilità.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Emirato di Dubai · Emirato di Abu Dhabi · Sharja · Ajman · Ras al-Khaima · Fujaira · Umm al-Qaywayn
Stato attuale dal 1971
130 000 anni fa
Gli utensili di pietra ritrovati rivelano un insediamento di popolazioni provenienti dall’Africa circa 127 000 anni fa, mentre uno strumento usato per macellare animali, scoperto sulla costa araba, suggerisce una presenza umana ancora più antica.
3200–1300 a.C.
Prima dell’Islam la regione conobbe sei periodi di insediamento umano con comportamenti distinti, fra cui il periodo di Hafit, la cultura di Umm Al Nar e quella di Wadi Suq.
3000 a.C.
Si svilupparono vivaci legami commerciali con le civiltà della Mesopotamia, dell’Iran e della valle dell’Indo, probabilmente motivati dal commercio del rame delle montagne dello Hajar. Le fonti sumere parlano della civiltà di Magan, identificata con gli attuali Emirati e Oman.
VI secolo a.C.
Dall’età del ferro in poi l’area fu occupata dai persiani achemenidi e da altre forze, e vide la costruzione di insediamenti fortificati e un allevamento esteso grazie allo sviluppo del sistema di irrigazione falaj. In quest’epoca fiorì Tu’am, rinomata per la pesca delle perle e divenuta capitale della regione.
600 circa
Sull’isola oggi nota come Sir Bani Yas venne costruito un esteso complesso monastico cristiano, ritrovato solo negli anni novanta: è un raro legame fisico con l’eredità del cristianesimo nella penisola, e fu abbandonato pacificamente intorno al 750.
630
La diffusione dell’Islam all’estremità nord-orientale della penisola arabica seguì direttamente una lettera inviata dal profeta dell’Islam ai sovrani dell’Oman: alcuni di loro si recarono a Medina, si convertirono e guidarono poi una rivolta vittoriosa contro i Sasanidi, che dominavano la costa.
637
Julfar, nell’attuale Ra’s al-Khayma, era un porto importante e venne usato come base di partenza per l’invasione islamica dell’Impero sasanide.
XV secolo
Il navigatore Ahmad ibn Majid al-Najdi, nato a Ra’s al-Khayma, scrisse Il libro dei benefici dei principi e dei fondamenti della marineria, uno dei testi fondamentali della navigazione araba.
XVI secolo
Parte dell’area cadde sotto l’influenza diretta dell’Impero ottomano. Da allora la regione venne conosciuta come «Costa dei Pirati», per via dell’attività depredatoria delle popolazioni costiere; l’altra grande attività era la raccolta delle perle.
1820
Un primo trattato di pace venne firmato dal Regno Unito con tutti gli sceicchi del litorale.
1853
Nel maggio gli sceicchi firmarono un nuovo trattato con il Regno Unito, che si fece carico della protezione militare e della regolazione delle dispute fra di loro: gli Stati della Tregua diventarono così un protettorato britannico.
1955
Il Regno Unito sostenne Abu Dhabi nella sua disputa con l’Oman a proposito dell’oasi di al-Buraymi e di un altro territorio a sud.
1958 e 1966
Il petrolio venne scoperto ad Abu Dhabi nel 1958 e a Dubai nel 1966: gli introiti avrebbero fatto prosperare il Paese al punto che Dubai è oggi considerata «la New York del Golfo Persico».
1968–1971
Il Regno Unito annunciò la decisione, riaffermata nel marzo 1971, di concludere i rapporti di trattato con i sette Stati che si trovavano sotto la sua protezione insieme a Bahrein e Qatar.
1971
Il 1º dicembre scadde ufficialmente il trattato con i britannici e il 2 dicembre sei emirati istituirono un’unione politica denominata Emirati Arabi Uniti; il settimo, Ra’s al-Khayma, vi si associò all’inizio del 1972. Della stessa data è la Costituzione del Paese.
1974
Un accordo fra Abu Dhabi e Arabia Saudita fissò i confini dell’emirato; l’accordo è stato però annullato nel 2006, mentre il confine con l’Oman resta ufficialmente non fissato.
anni settanta
Lo sceicco Zayed avviò sull’isola di Bani Yas un programma di conservazione della fauna, che ha salvato dall’estinzione specie come l’orice d’Arabia e il leopardo.
1976
Lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, padre fondatore degli Emirati, istituì ad al-ʿAyn la United Arab Emirates University, la più antica del Paese.
1990–1991
Gli Emirati Arabi Uniti parteciparono alla prima guerra del Golfo; nel 1990 la nazionale di calcio si era qualificata per la prima volta alla fase finale del Campionato mondiale.
1996
Gli Emirati ospitarono il torneo continentale e arrivarono fino alla finale, dove furono sconfitti dai futuri campioni.
1998
L’emirato di Sharja fu nominato Capitale culturale del mondo arabo; il suo distretto del patrimonio ospita diciassette musei.
2000
Il 21 ottobre venne lanciato Thuraya 1, il primo satellite emiratino.
2004
Il 2 novembre morì il primo presidente, Zayed bin Sultan Al Nahyan; gli succedette il figlio maggiore, scelto dal Consiglio Supremo.
2008
Le banche locali annunciarono il taglio dei prestiti e il mercato immobiliare di Dubai ne fu duramente colpito, al punto che le imprese avviarono campagne promozionali che arrivavano a regalare un monolocale a chi comprava un bilocale.
2011
I Siti culturali di Al Ain divennero il primo bene emiratino iscritto nella Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
2019
Il 25 settembre Hazza Al Mansouri divenne il primo astronauta emiratino ad andare nello spazio.
2020
Il 19 luglio venne lanciata la Emirates Mars Mission, per collocare una sonda in orbita attorno a Marte; il 13 agosto Israele e gli Emirati Arabi Uniti annunciarono un accordo destinato a portare alla piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche.
2024
Nel giugno 2024, sull’isola di Siniyah, è stato rinvenuto un complesso di edifici residenziali dell’antica Tu’am; nello stesso anno l’Al Ain ha vinto per la seconda volta la massima competizione calcistica continentale.
Sintesi · Fonte: United Arab Emirates (Wikipedia, en), Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La popolazione degli Emirati è di circa 9 700 000 persone, ma solo l’11,32 per cento sono cittadini emiratini: quasi il novanta per cento dei residenti è straniero. Il tasso migratorio netto del Paese è il più alto al mondo.
Il 37,96 per cento degli immigrati proviene dall’India, il 16,72 per cento dal Pakistan e il 7,38 per cento dal Bangladesh; sommando anche Nepal e Sri Lanka, oltre la metà degli abitanti del Paese, il 65,21 per cento, viene dal subcontinente indiano. Altre comunità molto presenti sono quelle filippina, iraniana, egiziana, siriana, cinese e giordana.
La città più popolata è Dubai, con circa 3,2 milioni di abitanti, seguita dalla capitale Abu Dhabi, da al-ʿAyn, Sharja e Fujaira. Circa l’88 per cento della popolazione risiede in agglomerati urbani, mentre il restante dodici per cento vive in piccoli villaggi sparsi o presso i campi petroliferi nel deserto. L’aspettativa di vita media dei cittadini è di 75 anni, superiore a quella di qualsiasi altro Paese arabo.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Dal 2009 l’arabo è la lingua ufficiale de iure del Paese, mentre prima lo era solo di fatto. Vige una situazione di diglossia: accanto all’arabo standard, riservato agli ambiti formali, si usa l’arabo del Golfo.
L’inglese, che era lingua ufficiale fino al 1971, resta la lingua prevalente nel turismo, nel commercio e negli affari ed è ampiamente diffuso fra la popolazione, al punto che la toponomastica e tutta la segnaletica stradale e turistica sono interamente bilingui, e i canali televisivi, le radio e i quotidiani hanno sempre una versione in inglese.
Oltre all’arabo e all’inglese, le altre lingue più parlate sono l’hindī, il tagalog, il persiano, l’urdu, il bengalese, il cinese, il francese, lo spagnolo, il tedesco e l’italiano.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’islam è la religione ufficiale dello Stato e la più professata. La corrente principale è quella sunnita, praticata nelle scuole malikita, hanbalita e sciafeita, cui si affianca una cospicua minoranza sciita.
Fra gli immigrati sono diffuse numerose altre religioni, fra cui il cristianesimo, l’induismo, il buddhismo, il sikhismo e l’ebraismo. Lo Stato tollera le minoranze religiose e nel Paese ci sono decine di chiese, oltre a vari templi sikh e induisti; il proselitismo da parte di gruppi religiosi diversi da quello islamico è però illegale.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Gli Emirati Arabi Uniti hanno un’economia aperta e il decimo reddito pro capite del mondo. Oltre l’85 per cento dell’economia si basa sulle esportazioni di risorse naturali: il petrolio è la principale fonte di reddito dell’emirato di Abu Dhabi, che vanta riserve per altri centocinquant’anni.
Dubai ha invece risorse petrolifere molto più limitate e per questo ha avviato da tempo una politica di diversificazione, puntando su commercio, turismo e servizi; gli altri emirati necessitano del sostegno economico dei due principali. L’industria metallurgica, soprattutto dell’alluminio e dell’acciaio, e il settore tessile producono quote significative del prodotto interno lordo.
Il boom edilizio ha portato il governo a investire in infrastrutture costosissime: il Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, il Dubai World Central International Airport, l’aeroporto più costoso mai costruito, le tre Palm Islands, le isole artificiali più grandi del mondo, e il Dubai Mall, il centro commerciale più grande del pianeta. La preoccupazione principale è che questo boom, costruito sul debito e sulla speculazione, possa creare crisi di bilancio, come già accaduto a Dubai. Nel complesso di Jebel Ali, a Dubai, operano più di duecento aziende, con un porto in acque profonde, una zona di libero scambio e un grande impianto di dissalazione.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Gli Emirati Arabi Uniti sono una monarchia assoluta. Il capo dello Stato è il presidente della Federazione, scelto per cinque anni dal Consiglio supremo federale fra i propri membri, cioè fra gli emiri che sono al vertice dei singoli Stati federati; esercita i poteri supremi con l’ausilio del primo ministro, che di regola è lo sceicco di Dubai e ricopre anche la carica di vicepresidente, mentre è consuetudine che la presidenza spetti allo sceicco di Abu Dhabi. Esiste inoltre un Consiglio nazionale federale consultivo di quaranta membri.
La Costituzione risale al 2 dicembre 1971. Rispetto ad altri Stati arabi gli Emirati hanno leggi relativamente liberali e una giurisdizione civile, anche se la Sharīʿa si applica al diritto di famiglia, alle successioni e ad alcuni reati; le donne possono guidare. Ciascuno dei sette emirati mantiene, accanto ai tribunali civili, un sistema parallelo di tribunali islamici organizzati localmente.
I singoli emirati conservano una considerevole autonomia politica, giuridica ed economica: il Consiglio Federale Nazionale è un organo esclusivamente consultivo, perché il governo di ciascun emirato ha potere legislativo sulla maggior parte delle questioni. La legislazione sull’uso di Internet è però fra le più restrittive al mondo: alcune funzioni di telefonia via Internet sono bloccate e l’uso delle reti private virtuali è vietato e punito con la detenzione e con multe molto elevate.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale

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Il territorio degli Emirati comprende tre ecoregioni terrestri: i boschi e le macchie montane dello Hajar, il deserto e semi-deserto del Golfo di Oman e le boscaglie xeriche pedemontane dello stesso Hajar.
Nelle oasi abbondano le palme da dattero, le acacie e gli eucalipti, mentre nel deserto la flora è molto scarsa e si compone soltanto di erbe, rovi e cespugli. La fauna costiera e marina è fatta soprattutto di sgombri, cernie e tonni, oltre a squali e balene.
La fauna autoctona era arrivata a un passo dall’estinzione a causa della caccia intensiva: per salvarla lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan avviò negli anni settanta un programma di conservazione sull’isola di Bani Yas, grazie al quale sono sopravvissuti fra gli altri l’orice d’Arabia, il dromedario e il leopardo. Sul fronte ambientale il Paese, fra i maggiori produttori di petrolio e gas e sesto al mondo per emissioni di anidride carbonica pro capite, si è dato l’obiettivo di ridurle del 31 per cento entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it), United Arab Emirates (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0

Isola
Altitudine massima 68 m

Isola
Lunghezza 8 km

Isola
Altitudine massima 102 m

Isola
Altitudine massima 1 m

Isola
Altitudine massima 56 m

Isola
Altitudine massima 81 m

Isola
Altitudine massima 15 m
Isola
Altitudine massima 3 m
La cucina emiratina fa parte della cucina araba e risente delle influenze di quelle libanese e marocchina, ma soprattutto dei Paesi dell’Asia occidentale e meridionale: Iran, Arabia Saudita, Oman, Pakistan e India.
Gli alimenti tradizionali sono da sempre il riso, il pesce e la carne. I prodotti del mare sono stati per secoli il cardine della dieta locale, mentre fra le carni si preferiscono l’agnello e il montone al capretto e al manzo. Le bevande più diffuse sono il caffè e il tè, che possono essere aromatizzati con cardamomo o zafferano per dare loro un sapore caratteristico.
Fra i piatti tipici ci sono il threed, il machboos, la khubisa, il khameer e il pane chabab, mentre il dolce emiratino più famoso è il lugaimat. L’alcol può essere servito solo nei ristoranti e nei bar degli alberghi e in alcuni supermercati, in reparti separati, così come la carne di maiale; è comunque illegale mostrarsi ubriachi in pubblico o guidare con qualunque traccia di alcol nel sangue.
Sintesi · Fonte: United Arab Emirates (Wikipedia, en), Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Le festività principali degli Emirati Arabi Uniti sono l’Eid al Fitr, che segna la fine del Ramadan, e la festa nazionale del 2 dicembre, che ricorda la formazione della federazione.
Un capitolo a sé è la falconeria, che dal 1971 funziona come simbolo nazionale: oltre alla sua diffusione interna, gli Emirati hanno avuto un ruolo determinante nel coordinare il riconoscimento della falconeria come patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO.
L’indumento tradizionale è la dishdasha, una tunica lunga fino alle caviglie. Nelle corse dei cammelli, un tempo, venivano utilizzati bambini come fantini, in gran parte provenienti da Pakistan e India: il Paese ha poi approvato leggi che ne vietano l’impiego e li ha sostituiti con fantini robotici.
Sintesi · Fonte: United Arab Emirates (Wikipedia, en), Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Una danza tradizionale emiratina è la Yowlah, mentre le danze popolari come l’Al-Ayyala vengono eseguite da uomini e donne durante le feste, le ricorrenze e i matrimoni.
Il liwa è invece un genere di musica e di danza praticato soprattutto nelle comunità che comprendono discendenti dei popoli bantu dell’Africa orientale: un segno delle antiche rotte che collegavano questa costa all’Africa orientale.
Nella musica contemporanea il nome più noto è quello del cantante Hussain Al Jassmi.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it), United Arab Emirates (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
La cultura emiratina si fonda sulla cultura araba ed è stata influenzata da quelle persiana, indiana e dell’Africa orientale. L’architettura di ispirazione araba e persiana è parte dell’espressione dell’identità locale: la torre del vento che sormonta gli edifici tradizionali, il barjeel, è diventata un segno di riconoscimento dell’architettura emiratina, e deriva sia dai mercanti che nel XIX secolo fuggivano dal regime fiscale persiano sia dal possesso emiratino di porti sulla costa araba.
Il Paese ha investito molto nei musei negli ultimi decenni. Sharja ha un intero distretto del patrimonio che ne ospita diciassette, e nel 1998 fu Capitale culturale del mondo arabo; a Dubai la zona di Al Quoz ha attirato numerose gallerie d’arte, mentre Abu Dhabi ha creato un distretto culturale sull’isola di Saadiyat, dove sono previsti sei grandi progetti, fra cui il Guggenheim Abu Dhabi e il Louvre Abu Dhabi.
I Siti culturali di Al Ain, siti archeologici di rilevante importanza storica, sono stati nel 2011 il primo bene emiratino iscritto nella Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Sintesi · Fonte: United Arab Emirates (Wikipedia, en), Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La letteratura e gli altri scritti degli emiratini contemporanei sono poco conosciuti nel mondo, perché la maggior parte degli autori non pubblica in inglese, le donne incontrano restrizioni nella partecipazione ai gruppi letterari tradizionali e la libertà di espressione è compressa.
Il più antico poeta noto degli Emirati è Ibn Majid, nato fra il 1432 e il 1437 a Ra’s al-Khayma: fu anche un grande navigatore, autore del Libro dei benefici dei principi e dei fondamenti della marineria. Fra gli scrittori emiratini più celebri ci sono Mubarak Al Oqaili, Salem bin Ali al Owais e Ahmed bin Sulayem, mentre tre poeti di Sharja, noti come il gruppo Hirah, furono fortemente influenzati dai poeti romantici.
Fra XX e XXI secolo si è affermata l’opera poetica di Nujoom Al-Ghanem, anche regista cinematografica, autrice di diversi volumi di poesie ispirate spesso al patriottismo e alle condizioni della donna nella vita quotidiana. La fiera internazionale del libro di Sharja è la più antica e la più grande del Paese.
Sintesi · Fonte: United Arab Emirates (Wikipedia, en), Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Nel Paese ci sono pochissime sale cinematografiche e ogni materiale pubblicato è soggetto a rigide linee guida di censura, anche dopo l’abrogazione delle più severe nel 2021; per vedere un film al cinema bisogna avere ventun anni.
Fra i film emiratini che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali spicca Zinzana, del 2015, del regista Majid Al Ansari.
Sintesi · Fonte: Emirati Arabi Uniti (Wikipedia, it), United Arab Emirates (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
La Formula 1 è particolarmente popolare negli Emirati Arabi Uniti, e ogni anno si corre un Gran Premio sul circuito di Yas Marina, sull’isola di Yas ad Abu Dhabi: la gara si svolge di sera ed è stata la prima della storia a partire con la luce del giorno e a finire di notte.
Altri sport molto seguiti sono le corse dei cammelli, la falconeria, l’endurance equestre e il tennis, mentre a Dubai si trovano due grandi campi da golf.
Il calcio è comunque popolarissimo: la federazione emiratina è stata fondata nel 1974 e la nazionale maschile si è qualificata al Mondiale del 1990, ha vinto due volte la Coppa del Golfo, è arrivata seconda alla Coppa d’Asia del 1996, ospitata in casa, e terza a quella del 2015. Fra i club, l’Al Ain ha vinto due volte la massima competizione continentale, nel 2003 e nel 2024, e nel 2018 è arrivato in finale al Mondiale per club, dove è stato superato dal Real Madrid.
Sintesi · Fonte: United Arab Emirates (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
Geografia
Gli Emirati Arabi Uniti sono composti da sette emirati: Abu Dhabi, ʿAjmān, Dubai, Fujaira, Ra’s al-Khayma, Sharja e Umm al-Qaywayn.
Record
L’emirato di Abu Dhabi rappresenta da solo l’87 per cento della superficie totale del Paese, mentre ʿAjmān, il più piccolo, ne occupa appena 259 chilometri quadrati.
Società
Oltre due terzi della popolazione degli Emirati, il 68 per cento, vive nei due emirati principali, Abu Dhabi e Dubai.
Record
Il Jebel Jais, al confine con l’Oman, è la montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti.
Lingua
Il nome della catena dello Hajar significa «montagne di roccia».
Geografia
La penisola di Musandam è un’exclave costiera dell’Oman che confina solo con il territorio degli Emirati Arabi Uniti.
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Dati aggiornati al 21 settembre 2026.