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La Tanzania, formalmente Repubblica Unita di Tanzania, è uno Stato dell’Africa orientale: confina a nord con Kenya e Uganda, a ovest con Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo, a sud con Zambia, Malawi e Mozambico, ed è bagnata a est dall’oceano Indiano.
Dar es Salaam è la città più grande ed è stata la capitale fino agli anni settanta; il trasferimento delle funzioni amministrative nella nuova capitale è avvenuto designando Dodoma, posta nel centro del Paese, ma non è stato ancora completato.
Lo Stato nacque il 26 aprile 1964 dall’unione tra la Repubblica di Tanganica e la neonata Repubblica Popolare di Zanzibar, con la denominazione di Repubblica Unita di Tanganica e Zanzibar, nome cambiato nell’ottobre dello stesso anno in Repubblica Unita di Tanzania.
Il nome del Paese è una parola macedonia nata dalla fusione di Tanganica, nome dell’amministrazione fiduciaria britannica che corrisponde alla parte continentale, e di Zanzibar.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Con 947 300 km² la Tanzania è il trentunesimo Paese più grande del mondo: è paragonabile per dimensioni alla Nigeria e all’Egitto, ed è oltre tre volte l’Italia.
Il territorio è prevalentemente montuoso nel nord-est, dove si trovano il Kilimangiaro, la vetta più elevata dell’Africa, le Pare Mountains, il monte Meru e una piccola parte dell’Ol Doinyo Orok, al confine con il Kenya; la parte centrale si conforma come un vasto altopiano con pianure e aree seminative, mentre la costa orientale affacciata sull’oceano Indiano è calda e umida.
Nel nord e nell’ovest si estende la regione dei Grandi Laghi: il lago Vittoria, il più grande dell’Africa e sul cui bacino sono identificate le sorgenti del Nilo, e il lago Tanganica, il più profondo del continente, noto per le sue specie di pesci endemici e considerato il secondo lago più vecchio al mondo dopo il lago Bajkal. Un altro lago è il Natron, caratterizzato dalle acque saline e situato nella Rift Valley vicino al confine con il Kenya.
Sul confine con lo Zambia si trovano le Cascate Kalambo, zona di grande interesse archeologico perché vi sono stati trovati i primi segni dell’uso del legno degli alberi da parte dell’uomo.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La Tanzania ha un clima tropicale: negli altopiani le temperature variano tra i 10 °C e i 20 °C nelle stagioni fredde e calde, mentre nel resto del Paese raramente scendono sotto i 20 °C e il clima resta fresco solo nelle regioni di alta montagna.
Il periodo più caldo va da novembre a febbraio, con temperature tra 25 e 31 °C, mentre il periodo più freddo si verifica tra maggio e agosto, con temperature tra 15 e 20 °C.
Il Paese può essere diviso in due regioni in base alle precipitazioni: la prima, che caratterizza il sud, il sud-ovest e la parte centro-occidentale, vede la stagione delle piogge nel periodo tra dicembre e aprile; la seconda, che si trova nel nord e sulla costa settentrionale, prevede due stagioni delle piogge, quella tra ottobre e dicembre, definita le piccole piogge o vuli, e quella tra marzo e maggio, definita le lunghe piogge o masika.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
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Stato attuale dal 1964
10 000 anni fa
Si ritiene che la regione fosse abitata da una popolazione nativa di cacciatori-raccoglitori di ceppo linguistico khoisan.
5 000 anni fa
Immigrarono nella regione gruppi di lingua cuscitica, che introdussero l’agricoltura e l’allevamento.
Preistoria
Nel Paese sono stati ritrovati alcuni dei più antichi reperti fossili umani; la Gola di Olduvai in particolare è stata resa celebre dagli scavi di Louis Leakey.
II secolo
Sulle coste affacciate sull’oceano Indiano iniziarono a nascere insediamenti commerciali persiani e arabi.
Epoca shirazi
Il commercio di avorio e oro dall’entroterra e la tratta araba di schiavi consentirono agli insediamenti arabo-persiani di fiorire, trasformandosi in città come Kilwa; l’epoca è ricordata con il nome di epoca shirazi.
XVI secolo
Gli europei, e quasi esclusivamente i portoghesi, tentarono una prima colonizzazione della costa orientale, fondando colonie sulla terraferma e sull’arcipelago di Zanzibar.
XVII secolo
Dopo aver governato per alcuni anni, i portoghesi furono scacciati dagli arabi.
1840
Zanzibar divenne capitale di un potente sultanato, legato a quello dell’Oman.
1848
Il tedesco Johannes Rebmann fu il primo europeo a vedere il Kilimangiaro.
1857
Nove anni dopo la scoperta del Kilimangiaro, Richard Francis Burton e John Speke giunsero sulle sponde del lago Tanganica.
1862
La città fu fondata dal sultano di Zanzibar, che le diede il nome attuale.
1884
Il tedesco Karl Peters convinse diverse tribù della regione dei Grandi Laghi ad accettare l’autorità della Germania.
1885
Dopo la Conferenza di Berlino la parte continentale, insieme con gli attuali Ruanda e Burundi, divenne formalmente l’Africa Orientale Tedesca.
1890
Venne firmato il trattato di Helgoland-Zanzibar, con il quale Zanzibar diventava protettorato britannico.
1896
Dar es Salaam sostituì Bagamoyo come capitale dell’Africa Orientale Tedesca.
1916
Dar es Salaam passò sotto l’amministrazione britannica.
1918
Alla fine della prima guerra mondiale l’Africa Orientale Tedesca fu occupata dagli inglesi, dopo un lungo periodo di guerra e guerriglia.
1922
La Lega delle Nazioni assegnò al Regno Unito gran parte dell’ex Africa Orientale Tedesca con il nome di Tanganica.
1946
Il mandato britannico fu trasformato in amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite.
1961
Il 9 dicembre il Tanganica ottenne l’indipendenza dal Regno Unito come Reame del Commonwealth, sotto la guida del movimento fondato da Julius Nyerere; nello stesso anno fu istituita l’Università di Dar es Salaam.
1962
Il Tanganica divenne repubblica ed entrò nel Commonwealth.
1963
Anche Zanzibar ottenne l’indipendenza.
1964
Il 26 aprile i due partiti di governo decisero di unire i rispettivi paesi in una repubblica federale, dando vita all’odierna Repubblica Unita di Tanzania.
1965
La costituzione venne modificata per formalizzare l’egemonia di un unico partito politico, nato dalla fusione dei due movimenti di liberazione.
1967
Arusha divenne sede della Comunità dell’Africa Orientale, ruolo che mantenne fino al 1977.
1973
Le funzioni politiche e amministrative vennero ufficialmente trasferite a Dodoma.
1977
Nel marzo di quell’anno venne approvata la Costituzione del Paese.
1979
Il Paese fu coinvolto nella guerra con l’Uganda di Idi Amin.
1980
Filbert Bayi e Suleiman Nyambui vinsero le uniche medaglie olimpiche del Paese, due argenti conquistati nell’edizione di quell’anno.
1985
Julius Nyerere lasciò liberamente il potere.
1991–1999
La crescita di quegli anni generò un aumento della produzione industriale e un sostanziale incremento dell’estrazione di minerali, trainata da oro e cobalto.
1994
In quell’anno la comunità asiatica ammontava a 50 000 abitanti nella parte continentale e a 4 000 a Zanzibar.
1995
Nell’ottobre terminò il regime di partito unico con le prime elezioni multipartitiche, e il 23 novembre si insediò Benjamin Mkapa alla presidenza.
2000
Il presidente venne riconfermato alle consultazioni di quell’anno.
2001
Il risultato delle consultazioni politiche dell’anno precedente portò a un periodo di scontri fra la polizia e movimenti indipendentisti di Zanzibar.
2005
Il 20 dicembre divenne presidente della repubblica Jakaya Mrisho Kikwete; nello stesso anno il maratoneta Fabiano Joseph vinse il campionato mondiale di mezza maratona.
2006
Le rilevazioni di quell’anno indicavano una speranza di vita alla nascita di 50 anni e un accesso all’acqua potabile limitato al 55% della popolazione.
2008
Il Paese ospitò una divisione della lega internazionale di cricket, che diede impulso alla diffusione di questo sport.
2010
Dopo le elezioni di quell’anno, molto combattute, il partito di governo detenne la maggioranza dei seggi in parlamento.
2012
La popolazione stimata era di 44 928 923 abitanti e il reddito annuo pro capite di circa 629 dollari.
2015
Fu eletto presidente John Pombe Magufuli, che avviò una politica di forte centralizzazione del potere e una campagna anticorruzione.
2021
Dopo la morte improvvisa di Magufuli, il 19 marzo la vicepresidente Samia Suluhu Hassan divenne la prima donna presidente del Paese; nello stesso anno Abdulrazak Gurnah ricevette il Premio Nobel per la letteratura.
Anni 2020
Il Paese ha consolidato la propria posizione come una delle economie più dinamiche dell’Africa orientale, con un ruolo attivo nella Comunità dell’Africa Orientale e nell’Unione Africana.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Nel 2012 la popolazione stimata era di 44 928 923 abitanti, con un tasso di crescita annuo intorno al 2%; la distribuzione è molto eterogenea, con densità che vanno da una persona per chilometro quadrato nelle regioni aride a 51 sugli altopiani umidi, fino ai 134 dell’isola di Zanzibar. Quasi l’80% della popolazione è rurale.
La popolazione è costituita da più di 120 differenti etnie: il gruppo più numeroso è quello dei sukuma, che da soli contano per circa il 16% degli abitanti, seguiti da gogo, haya, ha, makonde, nyamwezi, nyakyusa, hehe, luguru, zaramo, bena, shambaa e chaga. La maggior parte delle etnie appartiene al raggruppamento dei popoli bantu, mentre fra le etnie nilotiche si trovano i masai e i luo.
Il Paese comprende anche arabi, indiani, pakistani e piccole comunità europee e cinesi: si stimano circa 70 000 arabi e 10 000 cittadini europei residenti. La maggior parte della popolazione dell’isola di Zanzibar è originaria della terraferma, tranne un gruppo, gli shirazi, le cui origini sono state fatte risalire ai primi coloni persiani dell’isola.
Come gran parte dei Paesi africani la Tanzania è afflitta dall’epidemia dell’AIDS, che secondo i dati ufficiali riguarda il 7% della popolazione adulta; il Paese è noto anche per l’alta incidenza dell’albinismo, che colpisce un tanzaniano su 1 400.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La lingua ufficiale nazionale è lo swahili, appartenente alla sottofamiglia delle lingue bantu, mentre come seconda lingua si usa l’inglese.
Lo swahili fu profondamente influenzato dall’interscambio culturale fra arabi e bantu sulla costa: gli arabi portarono in Africa orientale la loro cultura, il loro alfabeto, la loro letteratura e l’islam.
Gruppi che parlano lingue cuscitiche risiedono specialmente nella Regione del Manyara, mentre due piccole tribù aborigene appartengono alla famiglia khoisan.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Secondo i dati raccolti dalla CIA i cristiani, cattolici e protestanti quasi in pari numero, costituiscono il 35% della popolazione, seguiti dai musulmani con un altro 35% e dai seguaci delle religioni tradizionali, ridotti al 30%.
Uno studio statunitense riferito al 2009 suggerisce però che ormai il 62% della popolazione sia cristiana, con un 35% di musulmani e un 3% di altre religioni.
A Zanzibar prevalgono invece nettamente i musulmani, che sono il 99% degli abitanti, seguiti dai cristiani con l’1%.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il reddito annuo pro capite nel 2012 era di circa 629 dollari nominali; il 60% della popolazione è privo dell’elettricità e il 40% dell’acqua potabile, ma negli ultimi anni si è registrata una crescita contenuta e costante, permessa dalla stabilità politica.
L’economia dipende in gran parte dall’agricoltura, che costituisce circa il 60% del prodotto interno lordo e l’85% delle esportazioni e impiega l’80% della forza lavoro, anche se le condizioni geografiche e climatiche limitano la coltivazione al 5% del territorio. L’industria pesa circa il 10% del prodotto interno lordo ed è prevalentemente limitata alla trasformazione dei prodotti agricoli.
Le grandi risorse naturali, come i giacimenti d’oro e i parchi nazionali, non sono sfruttate appieno e generano poco reddito; la crescita degli anni fra il 1991 e il 1999 ha però generato un aumento della produzione industriale e un sostanziale incremento dell’estrazione di minerali, trainata da oro e cobalto. Il bilancio dello Stato resta gravato da un onerosissimo debito pubblico.
Un settore molto sviluppato è quello del turismo. Dar es Salaam è il principale porto della nazione, un importante nodo ferroviario e il maggior centro industriale del Paese, con complessi alimentari, del tabacco, tessili, cementieri, farmaceutici e chimici.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Dal 1977 il Paese fu retto dal partito unico Chama Cha Mapinduzi, guidato dal «padre della patria» Julius Nyerere: il movimento era di ispirazione socialista e nacque dalla fusione dei fronti di liberazione nazionali del Tanganica e di Zanzibar. Nyerere lasciò liberamente il potere nel 1985.
Nell’ottobre del 1995 terminò il regime di partito unico con le prime elezioni multipartitiche: il partito vinse comunque le elezioni e il 23 novembre 1995 si insediò Benjamin Mkapa alla carica di presidente della Repubblica, che è anche capo del governo.
La Costituzione venne approvata nel marzo del 1977; dopo la morte improvvisa di John Pombe Magufuli nel marzo 2021 la vicepresidente Samia Suluhu Hassan è divenuta la prima donna presidente del Paese, entrando in carica il 19 marzo 2021.
Negli anni successivi il Paese ha consolidato la propria posizione come una delle economie più dinamiche dell’Africa orientale, mantenendo una relativa stabilità interna e un ruolo attivo nella Comunità dell’Africa Orientale e nell’Unione Africana.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale
Capitale213.636 abitanti
Regione di Dodoma
4.715.000 abitanti
Regione di Dar es Salaam

416.442 abitanti
Tanzania

706.453 abitanti
Regione di Mwanza

709.809 abitanti
Regione di Zanzibar Urbana-Ovest
471.409 abitanti
Distretto Urbano di Morogoro

541.603 abitanti
Mbeya Urban

232.388 abitanti
Regione di Kigoma

221.127 abitanti
Regione di Tanga

144.739 abitanti
Regione del Kilimangiaro

308.741 abitanti
Distretto urbano di Tabora

286.285 abitanti
Regione del Ruvuma
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Sito archeologico

Sito archeologico

Sito archeologico

Museo

Sito archeologico

Luogo di culto

Luogo di culto

Luogo di culto

Luogo di culto

Museo

Museo

Castello e fortezza
Sito archeologico

Sito archeologico

Sito archeologico

Luogo di culto
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Circa il 32% del territorio, pari a 303 316 km², è considerato area naturale protetta: il Paese ha sedici parchi nazionali e numerose altre riserve naturali.
Fra le riserve più celebri si contano il Parco nazionale del Serengeti e la riserva naturale di Ngorongoro nel nord, la Riserva di caccia del Selous e il Parco nazionale di Mikumi nel sud, oltre al Tarangire, al Lake Manyara, al Kilimanjaro e al Ruaha.
Nella parte ovest si trova il Parco nazionale del Gombe Stream, fondato nel 1960 da Jane Goodall per la salvaguardia e lo studio degli scimpanzé.
La biodiversità è elevata e gli habitat sono molto vari: nella pianura del Serengeti lo gnu barba bianca e altri bovini partecipano a una migrazione annuale su larga scala, e il Paese ospita circa 130 specie di anfibi e oltre 275 specie di rettili, molte delle quali strettamente endemiche.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Parco nazionale
Superficie 756 km²
Parco nazionale
Superficie 52 km²

Parco nazionale
Superficie 552 km²
Parco nazionale
Superficie 3.230 km²

Parco nazionale
Superficie 2.616 km²

Parco nazionale
Superficie 644 km²

Parco nazionale
Superficie 20 km²

Parco nazionale
Superficie 4.471 km²
Parco nazionale
Superficie 1.613 km²

Parco nazionale
Superficie 464 km²

Parco nazionale
Superficie 480 km²

Parco nazionale
Superficie 1.153 km²
8 di 12

Montagna
Altezza 2.960 m

Montagna
Altezza 4.562 m

Montagna
Altezza 2.290 m
Montagna
Altezza 2.630 m

Montagna
Altezza 2.222 m

Montagna

Montagna
Altezza 2.953 m

Montagna
Altezza 2.579 m

Montagna
Altezza 2.622 m

Montagna
Montagna
Montagna
Altezza 2.400 m
8 di 12
La gastronomia riflette la doppia anima del Paese: quella bantu dell’entroterra, basata su cereali, legumi e carne, e quella swahili della costa, aperta agli aromi arabi e indiani arrivati con i commerci dell’oceano Indiano.
Un piatto tipico è rappresentato dal kachumbari, l’insalata fresca che accompagna le pietanze principali.
Sull’arcipelago di Zanzibar la cucina porta il segno delle coltivazioni introdotte dagli arabi, come i chiodi di garofano, che hanno reso l’isola un crocevia delle spezie.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Una delle tradizioni più sentite è una danza collettiva del 26 aprile, in memoria dell’unione tra Tanganica e Zanzibar.
Sotto l’amministrazione di Julius Nyerere il Paese assunse inizialmente un assetto politico ed economico basato su una forma di socialismo agricolo chiamato ujamaa, abbandonato gradualmente all’inizio degli anni novanta dal presidente Ali Hassan Mwinyi.
Nella cultura swahili della costa i capi di vestiario tradizionali sono il kitenge e il kanga, simili ai sarong indiani e decorati tipicamente con arabeschi e proverbi o motti religiosi, politici o morali.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Come gran parte dei paesi africani, la Tanzania è caratterizzata da un vasto patrimonio di musica tradizionale legata soprattutto alla danza e alla ritualità e diversificata secondo le diverse etnie presenti sul territorio; sopravvive soprattutto nelle piccole comunità rurali, ma sull’onda del movimento della world music è stata portata all’attenzione del pubblico internazionale da artisti come Hukwe Zawose.
Le popolazioni della costa, di cultura swahili, hanno una tradizione musicale propria, di influenza araba e indiana, la cui espressione principale è il taarab, un tempo musica di corte dei sultanati omaniti e oggi suonata in particolari occasioni sociali come i matrimoni; nonostante la sua chiara ascendenza araba è cantato principalmente in swahili, e artisti come Siti binti Saad e Bi Kidude hanno avuto un ruolo importante nella diffusione della lingua nell’entroterra.
Altro genere tipico è il muziki wa dansi, rielaborazione con testi in swahili della rumba africana; le correnti più recenti riflettono invece l’influsso della musica occidentale e afroamericana, e l’hip hop della parte continentale, che ha la sua capitale a Dar es Salaam, viene chiamato bongo flava, mentre quello di Zanzibar è detto zenji flava.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Come in tutta l’Africa subsahariana, le arti figurative sono tradizionalmente legate alla decorazione artistica di oggetti di uso concreto, sia pratico, come oggetti di arredamento e indumenti, sia rituale, come le maschere.
Esiste una netta distinzione fra la cultura swahili, che attinge alla tradizione araba e mediorientale e predilige temi geometrici astratti e iscrizioni come motivi decorativi, e quella dell’entroterra, più vicina alla cultura bantu; di tradizione strettamente bantu è la produzione di oggettistica in legno intagliato dell’etnia makonde, fra le più raffinate dell’Africa subsahariana.
La più nota forma d’arte figurativa moderna è probabilmente lo stile pittorico Tinga-tinga, uno stile naïf nato come arte turistica e in seguito divenuto vera e propria scuola d’arte, differenziatosi su due livelli, uno orientato al mercato turistico e uno più raffinato che trova posto nelle gallerie d’arte non solo africane.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La produzione letteraria del Paese è scritta soprattutto in swahili, la lingua che l’indipendenza ha promosso a strumento di unità nazionale.
Tra i maggiori esponenti, vissuti tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, si ricordano Euphrase Kezilahabi e Abdulrazak Gurnah.
Gurnah ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 2021 ed è autore di noti romanzi come Il disertore, uscito nel 2005.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il calcio è ampiamente lo sport più popolare e giocato del Paese: la nazionale ha come capocannoniere Mrisho Ngasa, con 25 reti.
Filbert Bayi, nei 3000 metri siepi, e Suleiman Nyambui, nei 5000 metri, sono stati gli unici atleti ad aver vinto medaglie per la Tanzania ai Giochi olimpici, entrambi argenti conquistati nell’edizione del 1980; da ricordare inoltre il maratoneta Fabiano Joseph, campione mondiale di mezza maratona nel 2005.
La pallacanestro è giocata soprattutto nell’esercito e nelle scuole, e il primo tanzaniano ad aver giocato nell’NBA è stato Hasheem Thabeet; il cricket è invece uno sport in rapida crescita soprattutto dopo che il Paese ha ospitato una divisione della lega internazionale nel 2008.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0

Iscritto nel 1960

Iscritto nel 1979

Iscritto nel 2000

Iscritto nel 1982

Iscritto nel 1981
Iscritto nel 1987

Iscritto nel 2006
Lingua
Il nome del Paese è una parola macedonia: mette insieme Tanganica e Zanzibar, i due soggetti che si unirono nel 1964.
Fonte: Tanzania (Wikipedia, it)
Lingua
Il nome Tanganyika deriva dalle parole swahili tanga, che significa «navigare», e nyika, cioè «pianura disabitata».
Fonte: Tanzania (Wikipedia, it)
Lingua
Il nome di Zanzibar viene da zengi, il nome della popolazione locale, e dal suffisso persiano bār, che significa «costa» o «riva».
Fonte: Tanzania (Wikipedia, it)
Lingua
Il nome Dar es Salaam significa «porto della pace».
Fonte: Tanzania (Wikipedia, it)
Storia
La Gola di Olduvai è stata resa celebre dagli scavi di Louis Leakey e ha restituito alcuni dei più antichi reperti fossili umani.
Fonte: Tanzania (Wikipedia, it)
Storia
Alle Cascate Kalambo, sul confine con lo Zambia, sono stati trovati i primi segni dell’uso del legno degli alberi da parte dell’uomo.
Fonte: Tanzania (Wikipedia, it)
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Il punto di partenza dei safari organizzati nel nord del Paese è Arusha, che si trova a 1450 metri sul livello del mare ai piedi del monte Meru, alto 4556 metri: la sua posizione le permette di godere di un clima temperato tutto l’anno nonostante la vicinanza all’equatore, e la prossimità con l’Aeroporto Internazionale del Kilimangiaro la rende comodissima.
Dar es Salaam, il cui nome significa «porto della pace», è servita dall’Aeroporto Internazionale Julius Nyerere ed è il nodo dei collegamenti ferroviari verso i laghi Tanganica e Vittoria e verso Lusaka.
Zanzibar, capoluogo dell’omonima unità federata, si trova sull’isola di Unguja ed è il maggior polo commerciale e scalo marittimo dell’isola; nell’antichità fu un fiorente centro del commercio degli schiavi.
Sintesi · Fonte: Tanzania (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0

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Dati aggiornati al 21 settembre 2026.