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L’Eritrea, ufficialmente Stato di Eritrea, è uno Stato che si trova nell’estremità settentrionale del Corno d’Africa, confinante con il Sudan a ovest, con l’Etiopia a sud e con il Gibuti a sud-est.
L’est e il nord-est del Paese possiedono una lunga linea costiera sul Mar Rosso, che lo separa da Arabia Saudita e Yemen; sono parte dell’Eritrea l’arcipelago delle isole Dahlak e alcune isole a ridosso delle isole Hanish.
L’Eritrea è uno Stato multilingue e multiculturale, con due religioni prevalenti, l’islam sunnita e la Chiesa ortodossa eritrea, e nove gruppi etnici; fu creata come entità politica nel 1890 con il nome di Colonia eritrea.
Il presidente Isaias Afewerki è stato eletto dall’Assemblea nazionale, composta da 150 membri del partito unico Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, ed è al potere da allora, senza che ci siano state altre elezioni: l’Eritrea è, di fatto, un regime dittatoriale, senza libertà politiche e di associazione, senza potere giudiziario e fonti d’informazione indipendenti.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Con una superficie di 124.320 km² l’Eritrea è grande più o meno quanto l’Italia settentrionale: il litorale è lungo circa 1000 km e al largo della costa vi sono oltre 350 isole.
Il Paese presenta tre zone geografiche principali: la scarpata orientale con le pianure costiere, la regione degli altopiani interni e i bassopiani occidentali. La zona orientale è arida o semiarida, con poche terre coltivabili, e i popoli che la abitano sono generalmente nomadi che vivono di pastorizia o di pesca.
Le propaggini settentrionali della Rift Valley sfociano a est nella Dancalia, uno dei luoghi più torridi del pianeta: qui si trova la Fossa o Depressione della Dancalia, che scende fino a -120 metri, con un paesaggio desertico che ospita diversi laghi salati.
L’altopiano, la parte più popolata del paese a causa della ricca vegetazione e del clima, si innalza a ovest della pianura costiera con un’altitudine compresa tra i 1 880 e i 2 400 metri sul livello del mare; il punto più alto del paese è il monte Soira, situato a sud di Asmara, che si eleva per 2 989 metri. L’Eritrea è suddivisa in 6 regioni, o zoba, a loro volta suddivise in 55 distretti.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’Eritrea è divisa in due grandi parti dal punto di vista climatico: il bassopiano lungo la costa, con clima torrido e umido, e l’altopiano da nord a sud nell’interno, con un’altitudine media tra i 1 800 e i 2 700 metri e un clima mite.
La zona collinare è caratterizzata da un clima molto mite e da altimetrie anche importanti, che arrivano ai 1 400 metri.
La regione settentrionale ha clima mite, folta vegetazione e terreno facilmente coltivabile, mentre la zona meridionale ha altopiani molto più aridi che scendono verso il Mar Rosso, con clima torrido vicino al mare e una fortissima umidità.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
regione dell'Anseba · regione Centrale · regione di Gasc-Barca · regione del Mar Rosso Meridionale · regione del Mar Rosso Settentrionale · regione del Sud
Stato attuale dal 1993
2500 a.C.
Lungo la costa del Mar Rosso esisteva un regno che gli antichi egizi chiamavano La terra di Punt, che significa Terra degli dei: comprendeva una grande fetta di Eritrea settentrionale, alcune parti del Sudan e del Gibuti, e aveva come centro il porto di Adulis.
1000 a.C.
Partendo dall’attuale Arabia Saudita, i Sabei attraversarono il Mar Rosso stabilendosi prima nelle isole Dahlak e poi in diverse aree delle coste e altopiani dell’Eritrea: fra gli insediamenti di spicco ci furono Adulis, Kohaito, Metera, Tekondae e Keskese.
VIII secolo a.C.
I diversi insediamenti sabei si riunirono sotto un unico ombrello politico: il regno, con centro in Adulis, abbracciava gran parte degli altopiani eritrei e la riva del Mar Rosso, mantenendo forti legami commerciali e culturali con le civiltà greca, romana e meroitica, ed è considerato precursore del Regno axumita.
I secolo
Unendo le città di Adulis, Kohaito, Keskese, Tekonda, Metera e Axum venne fondato il Regno axumita; la prima volta che il nome di Axum appare in una fonte storica è nel Periplo del Mar Eritreo, risalente a questo secolo.
IV secolo
Il regno raggiunse l’apice della sua potenza: per mostrare il loro potere i re aksumiti costruirono massicce steli, alcune delle quali sono in piedi ancora nel ventunesimo secolo.
VI secolo
Il Regno axumita diventò una grande potenza, arrivando a conquistare l’Arabia meridionale; a partire dal VII secolo il regno cominciò però a declinare.
1557
Il territorio subì un’invasione degli Ottomani del sultano Solimano I, che portò alla conquista di Massaua, Archico e Debarua, la capitale del bahr negus Isacco.
1578
Due rivolte del bahr negus furono domate, lasciando agli Ottomani gli importanti porti di Massaua e di Archico.
1865
Gli Ottomani, che avevano avuto il controllo di gran parte delle zone costiere per quasi 300 anni, lasciarono i loro possedimenti, una provincia denominata Habesh, ai loro sudditi egiziani.
1869
Nel novembre il padre lazzarista Giuseppe Sapeto, per conto della società di navigazione Rubattino di Genova, avviò le trattative per la cessione della Baia di Assab al Governo italiano: è il primo atto della presenza ufficiale italiana nel continente africano.
1882
Il 10 marzo il governo italiano acquistò il possedimento di Assab, che il 5 luglio dello stesso anno diventò ufficialmente italiano.
1885
Gli italiani presero i possedimenti costieri: Massaua divenne capitale provvisoria del possedimento d’oltremare e il controllo italiano si estese nell’entroterra.
1890
L’Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana: l’intera Eritrea contava allora circa 300 000 abitanti.
1892
Dal 15 luglio il governo pubblicava in italiano il Bollettino ufficiale della Colonia Eritrea.
1893
Il Negus etiopico Menelik II denunciò il trattato di Uccialli, mentre l’Italia continuava la sua espansione verso l’entroterra.
1895
Nel settembre si svolse la battaglia dell’Amba Alagi tra le truppe italiane e quelle etiopi, comandate dai Ras Mekonnen, Alula e Mangascia.
1896
Il 1º marzo gli italiani furono sconfitti nella battaglia di Adua: con il trattato di pace di Addis Abeba, che annullava il trattato di Uccialli, l’Italia riconobbe l’indipendenza dell’impero d’Abissinia e quest’ultimo riconobbe la colonia italiana d’Eritrea.
1934
Il 5 dicembre avvenne l’incidente al confine tra Somalia italiana ed Etiopia, che fornì il pretesto al regime fascista per invadere l’Abissinia.
1935
Il 3 ottobre partì dalle basi dell’Eritrea l’invasione italiana.
1936
L’Abissinia venne conquistata il 5 maggio e il 9 maggio tutte le colonie italiane del Corno d’Africa furono unificate da Mussolini nell’Africa Orientale Italiana: l’Eritrea italiana vi entrò sotto un Governatore con sede ad Asmara e con un territorio ampliato, anche come compenso per l’aiuto dato da oltre 60 000 àscari eritrei.
1939
Al censimento di quell’anno solo ad Asmara furono censiti 53 000 italiani su una popolazione totale di 98 000 abitanti.
1941
Nella primavera l’Eritrea venne occupata da un esercito britannico a seguito della battaglia di Cheren; con la perdita di Gondar, il 27 novembre, si dissolsero le ultime speranze di riconquista della colonia, mentre circa 7000 militari italiani e àscari diedero vita a una guerriglia che durò fino all’autunno del 1943.
1947
Con la sottoscrizione del trattato l’Italia dovette rinunciare alle colonie africane, aprendo il tema del futuro dell’Eritrea.
1949
Il 6 maggio il Ministro degli Esteri italiano Carlo Sforza si accordò con il collega britannico Ernest Bevin per il passaggio dell’Eritrea in amministrazione fiduciaria all’Italia, ma il compromesso non ebbe per un solo voto la maggioranza all’assemblea dell’ONU; il 1º ottobre Sforza si espresse in senso favorevole all’indipendenza immediata. Il Paese divenne protettorato britannico.
1951
Il governo italiano acquisì l’Archivio Eritrea, costituito da circa 5.000 fascicoli con autografi di grande valore.
1952
Le Nazioni Unite dichiararono l’Eritrea federata con l’Impero etiope, mantenendo una propria autonomia: l’unionista Tedlà Bairù divenne il primo capo di governo dell’Eritrea federata.
1960
Il 20 maggio l’Eritrea fu trasformata in una semplice provincia amministrativa dell’impero etiopico; nello stesso anno, in esilio al Cairo, fu fondato il Fronte di Liberazione Eritreo.
1961
La guerriglia iniziò sotto la guida di Hamid Idris Awate, per essere poi sottoposta a massicce offensive da parte dell’esercito del Negus, sostenuto economicamente dagli Stati Uniti.
1962
L’Etiopia annetté definitivamente l’Eritrea.
1970
Si formarono le forze popolari di liberazione eritrea, il futuro Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo, nato formalmente nel 1973.
1975
Il 31 gennaio iniziò la guerra di liberazione dal dominio etiopico con l’attacco alla città di Asmara da parte del FLPE; negli anni settanta si arrivò anche alla guerra civile fra FLE e FLPE, divisi da ragioni etniche e politiche.
1978–1980
Grazie agli ingenti quantitativi di armamenti ricevuti dall’U.R.S.S. per far fronte alla minaccia somala, l’Etiopia sferrò un deciso attacco alle postazioni del FLPE, riconquistando gran parte della regione a eccezione di alcune enclavi nella regione del Sahel.
1984
La controffensiva ripartì, permettendo una graduale riconquista delle posizioni perdute: decisiva fu la collaborazione tra l’FLPE e il Fronte di Liberazione Popolare Tigrino.
1991
Il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo conquistò Asmara e scacciò l’esercito etiope fuori dai confini eritrei, appoggiando il movimento etiope di resistenza per rovesciare la dittatura di Menghistu Hailé Mariàm, che cadde nello stesso anno.
1992
In quell’anno nacque la Eritrean National Football Federation.
1993
Oltre il 97% degli eritrei votò per l’indipendenza nel referendum supervisionato dalla missione delle Nazioni Unite UNOVER: l’indipendenza venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio, il capo dell’FLPE Isaias Afewerki divenne il primo presidente provvisorio e la Chiesa ortodossa tewahedo eritrea divenne autocefala. Dallo stesso anno il Paese fa parte dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo.
1994
La persecuzione in Eritrea si intensificò a partire dal 25 ottobre, quando il presidente dichiarò che i testimoni di Geova nati in Eritrea non erano più considerati cittadini, privandoli dei diritti civili fondamentali.
1998
L’Etiopia invase la città di Badammé, invasione che portò alla morte di circa 19 000 soldati eritrei e a un pesante esodo di civili, oltre che a un disastroso contraccolpo economico; nello stesso anno la federazione calcistica fu affiliata alla FIFA.
2000
Il conflitto eritreo-etiope terminò con un negoziato che si concluse con l’accordo di Algeri, con il quale si affidò a una commissione indipendente delle Nazioni Unite il compito di definire i confini tra le due nazioni.
2001
Sono stati chiusi tutti i giornali indipendenti e sono stati arrestati gli editori e molti giornalisti che vi lavoravano, nessuno dei quali è stato processato.
2002
La Eritrea-Ethiopia Boundary Commission concluse le sue indagini e il suo arbitrato, stabilendo che la città di Badme dovesse appartenere all’Eritrea.
2004
Zersenay Tadese vinse il bronzo nei 10000 metri piani ai Giochi olimpici di Atene.
2015
Ghirmay Ghebreslassie divenne campione mondiale nella maratona ai Mondiali di Pechino; la popolazione del paese era stimata in 6 527 689 abitanti.
2017
Asmara: una città modernista d’Africa è stato il primo sito dell’Eritrea iscritto nella Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
2018
Il governo etiope ha ritirato il suo esercito dalla città solo in quell’anno.
2020
In quell’anno è stato chiuso l’Istituto italiano statale onnicomprensivo di Asmara, dove si tenevano i corsi di lingua italiana.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La popolazione del paese ammonta a 6 527 689 abitanti secondo la stima del luglio 2015; al momento della sua nascita come colonia italiana nel 1890 l’intera Eritrea contava circa 300 000 abitanti, mentre al termine della dominazione italiana nel 1941 ne contava oltre 1 000 000, triplicando in 51 anni.
I gruppi etnici riconosciuti nel Paese sono nove: i più numerosi sono i tigrini, che rappresentano circa il 55% della popolazione, e i tigrè, che sono circa il 30%; il resto della popolazione è di etnia saho con il 4%, kunama, bilen e rashaida con il 2% ciascuno, e infine nara, afar e hidareb che rappresentano complessivamente il 5%.
Sussiste ancora una piccola comunità di italo-eritrei: dopo il 1941, per i quasi 100 000 italiani della comunità italiana dell’Eritrea iniziò un periodo difficile che portò alla loro quasi totale scomparsa in pochi decenni.
Le principali città del paese sono la capitale Asmara e le città portuali Assab nel sudest e Massaua, oltre a Cheren nel Nord, Decamerè nel centro e Mendefera nel sud.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Nel Paese si parlano nove lingue differenti, di cui le più diffuse sono il tigrino e l’arabo, ma senza avere un riconoscimento ufficiale: la costituzione dell’Eritrea garantisce infatti l’uguaglianza per ogni lingua parlata nel paese.
L’italiano, lingua un tempo prevalente, è diffuso soprattutto nella capitale Asmara e fra la popolazione più anziana in tutto il Paese, in campo commerciale e amministrativo: ha influenzato profondamente la lingua locale, tanto che il tigrigna comunemente parlato è ricco di termini mutuati dall’italiano, e viene tuttora insegnato attraverso appositi corsi.
L’inglese è diffuso in ambito amministrativo e nell’istruzione superiore; le altre lingue, per ordine decrescente di diffusione, sono tigrè, afar, saho, beja, bilen, nara e cunama.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
In Eritrea non c’è libertà di culto: le religioni ufficialmente autorizzate sono solo quattro, ovvero la Chiesa ortodossa eritrea, l’Islam, la Chiesa cattolica e la Chiesa evangelica luterana, e i membri delle confessioni religiose diverse da quelle autorizzate vengono arrestati e incarcerati.
Secondo il Pew Research Center nel 2010 il 62,9% della popolazione era cristiano, mentre l’islam si fermava al 36,6%; il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America stimò nel 2011 che circa il 50% della popolazione aderiva al cristianesimo e il 48% era islamico.
L’islam, di orientamento sunnita, è prevalente nelle aree settentrionali e in quelle costiere, mentre la maggior parte dei cristiani appartiene alla Chiesa ortodossa tewahedo eritrea, divenuta autocefala nel 1993 separandosi dalla Chiesa ortodossa etiopica, pur rimanendo in comunione e condividendo la quasi totalità delle pratiche liturgiche.
La Chiesa cattolica, rafforzatasi negli anni del colonialismo italiano, ha circa 140 000 fedeli, in maggioranza di rito etiope ma con una significativa presenza di fedeli di rito romano; il protestantesimo si è diffuso a partire dal XIX secolo per opera di missionari svedesi.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’Eritrea è un paese povero, con un’economia basata principalmente su un’agricoltura di sussistenza e sull’allevamento di ovini e bovini; è relativamente sviluppata la pesca, mentre le poche industrie presenti sono situate prevalentemente nella capitale Asmara.
Il settore agricolo contribuisce per il 14,5% alla formazione del Prodotto interno lordo e fornisce occupazione al 72,6% della popolazione attiva: il grosso della produzione si ottiene sugli altopiani, dove la grande maggioranza delle famiglie coltivatrici coltiva un ettaro o meno, facendo spesso ricorso al traino animale.
I cereali asciutti, ovvero sorgo, miglio, grano e mais, rappresentano i due terzi circa della produzione, mentre le colture commerciali principali sono le oleifere e le leguminose da granella; esistono anche piantagioni di banane, di agrumi e di ortaggi irrigate con acqua di falda.
La bilancia commerciale è passiva: l’Eritrea esporta modesti quantitativi di prodotti, mentre importa combustibili, macchinari, manufatti e alimenti, e l’Italia è il secondo partner commerciale dopo l’Arabia Saudita. Importanti giacimenti di potassio, oro, ferro e petrolio sono in corso di sfruttamento intensivo da parte di compagnie estere specializzate.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’Assemblea nazionale dell’Eritrea è composta da 150 membri del partito unico Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, che si è costituita nel 1993, poco dopo l’ottenimento dell’indipendenza.
Il presidente Isaias Afewerki, eletto dall’Assemblea, è al potere da allora e non ci sono state altre elezioni.
L’Eritrea è, di fatto, un regime dittatoriale, senza libertà politiche e di associazione, senza potere giudiziario e fonti d’informazione indipendenti; dal 1993 fa parte dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d’Africa.
L’Eritrea risulta essere all’ultimo posto per la libertà di stampa al mondo, su 180 Stati: nel 2001 sono stati chiusi tutti i giornali indipendenti e sono stati arrestati gli editori e molti giornalisti che vi lavoravano, nessuno dei quali è stato processato.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale
Il paesaggio orientale è caratterizzato da boscaglie di acacia di diverse specie, arbusti e dense macchie, vegetazione semidesertica, vegetazione fluviale e mangrovie; nella regione degli altopiani prevalgono il ginepro e l’olivo selvatico. La Semenawi Bahri, ovvero la Cintura Verde, si trova a nord-est di Asmara e ospita gli ultimi residui di foresta tropicale mista dell’Eritrea, estendendosi da nord a sud per circa 20 km.
Un tempo l’Eritrea ospitava una grande varietà di animali, tra cui bufali, ghepardi, elefanti, giraffe e leoni, ma la distruzione delle foreste e trent’anni di guerra civile hanno causato la scomparsa di molti di essi; nelle zone fra Omhajer e Antore, nel sud-ovest del paese, vive l’ultima colonia di elefanti dell’Eritrea.
Alla sorprendente varietà geografica corrisponde un’avifauna altrettanto ricca: sono state segnalate ben 560 specie di uccelli, compresa la rondine serrata blu, un uccello molto raro, e l’Eritrea si trova lungo una delle rotte più battute dagli uccelli migratori.
Tra i principali ecosistemi marini eritrei vi sono la barriera corallina, le praterie di erbe marine e le foreste di mangrovie: nel Mar Rosso esistono almeno 350 specie di coralli, e sembra che lungo le coste in Eritrea e Sudan vivano almeno 4000-5000 esemplari di dugongo. Nelle Isole Dahlak è vietato raccogliere coralli, conchiglie e qualsiasi specie vegetale sulle spiagge e in mare.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La cucina eritrea assomiglia molto a quella della vicina Etiopia e della Somalia, a eccezione del fatto che la cucina eritrea e quella somala tendono a caratterizzarsi più sull’impiego del pesce, in funzione della ubicazione costiera dei due paesi.
Un tipico piatto eritreo tradizionale consiste nell’injera, caratteristico pane di farina di teff, accompagnato da uno spezzatino speziato, il wat, uno stufato a base di manzo, pollo, montone, verdure o pesce.
Fra gli stufati si ricorda lo zighiní, con carne di manzo, il dorho tsebhi con carne di pollo, l’alicha, senza berberé, e lo shiro, una purea di legumi vari; il berberé, una miscela di spezie che si compone di una varietà di erbe comuni e insolite, accompagna quasi tutti i piatti.
La cucina eritrea dispone anche di classici piatti della cucina italiana, con alcune variazioni originali come la pasta, che è servita speziata con berberé; fra le bevande si ricorda il tej, idromele tradizionale della regione.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’Eritrea è uno Stato multilingue e multiculturale con nove gruppi etnici.
Tradizionalmente nel paese vige l’onomastica abissina, per cui il nome di ogni persona è costituito da quello proprio seguito dal nome del padre, o in alcuni casi della madre, e non esistono i cognomi come intesi in occidente.
L’abitazione tradizionale eritrea è l’hidmo, per costruire la quale è necessaria una grande quantità di legname.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il Giorno dell’indipendenza dell’Eritrea celebra l’indipendenza dall’Etiopia, ottenuta de facto nel 1991 e de iure nel 1993.
Si celebra inoltre l’Enkutatash, che segna l’inizio dell’anno secondo il calendario etiopico.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Si riconoscono in Eritrea due diversi indirizzi musicali: uno specifico proprio degli abissini, caratterizzato dalla durezza e chiarezza dei ritmi, costruiti con il ripetersi delle note, e un altro che ha più attinenze con gli arabi, con ritmi meno distinti e le tipiche melodie orientali vestite di ricchi abbellimenti.
Strumento tipico è il Krar a cinque corde fatto di legno e pelle, simile sia in aspetto sia per l’accordatura a una lira greca; ci sono poi gli Uata, che hanno la forma di violino, e fra le percussioni i tamburi Atamo, Kanda, Dabay, Coborò e Negarit.
Probabilmente i più famosi musicisti del paese sono Asghedom W. Micheal, Bereket Mengisteab, Yemane Baria e Ato Abirha Segid, le cui canzoni in alcuni casi sono state bandite dal governo etiope negli anni settanta; fra le leggende degli anni sessanta ci sono Hailè Ghebrù e Tewolde Redda, uno dei primi musicisti africani a utilizzare la chitarra elettrica e compositore della famosa canzone indipendentista Shigey Habuni.
Il musicista che ha più di tutti influito sulla musica eritrea è Abraham Afewerki, deceduto nel 2006: la sua produzione è un equilibrato connubio tra le espressioni tradizionali e gli influssi della musica europea, e i testi parlano di religione, della lunga guerra di liberazione e del tema classico dell’amore.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Di ascendenza italiana, si ricorda la scrittrice Erminia Dell’Oro.
In campo poetico, tra il XX e il XXI secolo, si può ricordare la figura di Hamid Barole Abdu.
Nel 1951 il governo italiano acquisì l’Archivio Eritrea, costituito da circa 5.000 fascicoli con autografi di grande valore, oggi conservato presso l’Archivio Storico Diplomatico nel Palazzo della Farnesina.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La prima medaglia per l’Eritrea ai Giochi olimpici fu il bronzo vinto nei 10000 metri piani da Zersenay Tadese ai Giochi olimpici di Atene 2004.
Per quanto concerne l’atletica leggera spicca il nome di Ghirmay Ghebreslassie, campione mondiale nella maratona ai Mondiali di Pechino 2015.
La Federazione calcistica nazionale, la Eritrean National Football Federation, è nata solo nel 1992 ed è stata affiliata alla FIFA nel 1998.
La nazionale di calcio dell’Eritrea è una delle rappresentative più deboli al mondo, occupando gli ultimi posti della classifica mondiale FIFA.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Lingua
La parola Eritrea deriva etimologicamente dal greco antico erythrós, che significa rosso.
Fonte: Eritrea (Wikipedia, it)
Lingua
Il nome Mar Rosso venne usato fin dall’età ellenistica, come testimonia il Periplus Maris Erythraei del I secolo, che significa Periplo del Mar Eritreo.
Fonte: Eritrea (Wikipedia, it)
Storia
Alcuni storici ritengono che la denominazione Eritrea sia stata ideata e suggerita a Francesco Crispi dallo scrittore Carlo Dossi, all’epoca suo consigliere culturale.
Fonte: Eritrea (Wikipedia, it)
Storia
Intorno al 2.500 a.C. lungo la costa del Mar Rosso esisteva un regno che gli antichi egizi chiamavano La terra di Punt, che significa Terra degli dei.
Fonte: Eritrea (Wikipedia, it)
Storia
Il porto di Adulis fu il centro sia del regno di Punt sia del successivo Regno di D’mt.
Fonte: Eritrea (Wikipedia, it)
Cultura
Per mostrare il loro potere i re aksumiti costruirono massicce steli, pilastri in pietra, alcune delle quali sono in piedi ancora nel ventunesimo secolo.
Fonte: Eritrea (Wikipedia, it)
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Asmara: una città modernista d’Africa è stato il primo sito dell’Eritrea iscritto, nel 2017, nella Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Le lontane e disabitate Isole Dahlak e il mare che le circonda attirano numerosi uccelli marini provenienti da tutto il Mar Rosso e, talvolta, anche dal Mediterraneo e dal Golfo Persico: sulle isole sono state contate circa 109 specie diverse.
Le lussureggianti foreste tropicali nella zona di Semenawi Bahri, a nord-est di Asmara, ospitano un’avifauna particolarmente ricca, con specie quali il turaco guancebianche e il trogone narina.
Ufficialmente non esistono riserve o parchi nazionali in Eritrea, ma è in progetto la creazione di alcune aree protette; i porti principali sono Massaua e Assab.
Sintesi · Fonte: Eritrea (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0

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Dati aggiornati al 20 settembre 2026.