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La Repubblica Dominicana è una repubblica presidenziale situata nei due terzi orientali dell’isola caraibica di Hispaniola, nelle Grandi Antille: confina a ovest con la repubblica di Haiti ed è bagnata a nord dall’oceano Atlantico, a sud dal mar dei Caraibi e a est dal canale della Mona, che la separa da Porto Rico.
La capitale è Santo Domingo e la lingua ufficiale è lo spagnolo; la superficie è di 48 442 km² e la popolazione ammontava a 9 980 243 abitanti nel 2015.
Fino agli anni sessanta del ventesimo secolo il Paese rimase sostanzialmente povero come il vicino Haiti, poi le rispettive economie cominciarono a differenziarsi, soprattutto grazie alla scelta dei governi dominicani di investire molto sul turismo internazionale, che ha reso il Paese molto più benestante, sviluppato e stabile, anche se non ricco in termini assoluti.
La Repubblica Dominicana non va confusa con Dominica, un altro Paese caraibico.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il territorio comprende la parte orientale dell’isola di Hispaniola, seconda isola per dimensioni delle Antille dopo Cuba; il Paese ha un solo confine terrestre, quello con la Repubblica di Haiti a ovest.
Il territorio è prevalentemente montuoso, dominato dalla Cordillera Central, nella quale spicca il Pico Duarte, massima vetta dei Caraibi, alto 3 087 metri; altre catene sono la Cordillera Septentrional, la Cordillera Oriental, la Sierra de Yamasá, la Sierra de Samaná, la Sierra de Baoruco, la Sierra de Neyba e la Sierra Martín García.
Tra la cordigliera centrale e quella settentrionale si estende la valle del Cibao, un’ampia e fertile pianura che dà il nome all’intera regione settentrionale del Paese, mentre nella zona sud-orientale si estende un’altra ampia pianura costiera.
Il lago più grande del territorio è il lago Enriquillo, esteso 265 km², di origine oceanica e con la superficie 46 metri sotto il livello del mare.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Il clima è tropicale caraibico, con piogge abbondanti e fasce climatiche in relazione all’altitudine: al livello del mare la media annuale è di 26,5 °C, scende a 25,5 °C a 200 metri, a 24 °C a 400 metri, a 22,5 °C a 600 metri e a 21 °C a 800 metri.
Le massime possono di norma raggiungere i 40 °C nelle valli protette durante i periodi caldi, mentre è comune che si raggiungano 5 °C in montagna, dai 2000 metri in su, nella stagione meno calda e più umida; le precipitazioni nevose sono assai scarse in quota, data l’assenza di montagne elevate.
La stagione delle piogge inizia a maggio e termina a novembre, anche se nella regione settentrionale le piogge continuano anche durante il mese di dicembre: il carattere torrenziale delle precipitazioni causa numerosi smottamenti, ma i danni maggiori sono causati dagli uragani e dalle tempeste tropicali, la cui stagione va normalmente da agosto a ottobre.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
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Stato attuale dal 1844
1492
Il 5 dicembre le navi di Cristoforo Colombo arrivarono nell’isola, che venne denominata la Española; Colombo vi lasciò un insediamento di 39 marinai, chiamato La Navidad.
1493
Tornando nel secondo viaggio e trovando distrutto il primo insediamento, Colombo decise di fondarne uno nuovo più a est, chiamandolo La Isabela: è considerato il primo vero insediamento europeo nelle Americhe.
1508
La popolazione dei Taino scese dalle circa 400 000 persone calcolate nel 1492 a 60 000.
XVI secolo
Con l’introduzione della lavorazione intensiva della canna da zucchero iniziò la tratta degli schiavi neri dall’Africa: a metà del secolo si calcola che fossero presenti sull’isola più di 20 000 africani, mentre i Taino erano praticamente estinti.
1600
Per combattere il contrabbando e gli attacchi dei pirati, la Casa Reale spagnola decise di trasferire tutte le persone che vivevano nelle zone ovest e nord-est in zone più controllabili e vicine a Santo Domingo, aprendo la strada a filibustieri e bucanieri.
1791
Una ribellione di schiavi guidati da Toussaint Louverture segnò la lotta per la futura indipendenza della colonia francese di Haiti.
1795
La Spagna, parzialmente sconfitta dalla Francia rivoluzionaria, cedette col trattato di Basilea la sua metà di Santo Domingo; la prima misura presa fu l’abolizione della schiavitù.
1801
Napoleone inviò una gigantesca spedizione per la riconquista di quello che doveva essere il centro del suo impero coloniale.
1804
La parte occidentale dell’isola dichiarò l’indipendenza, mentre i francesi rimasero a controllare i territori a est con capitale Santo Domingo.
1821
Dopo un breve ritorno sotto il dominio della Spagna nel 1808, il territorio conobbe un’indipendenza effimera con il nome di Repubblica di Haiti Spagnola.
1822–1844
Il territorio venne invaso da Haiti: nel periodo successivo si registrarono l’abolizione della schiavitù, una riforma agraria con la ridistribuzione delle terre, l’istituzione dell’educazione obbligatoria, laica e gratuita e un forte scontro con la Chiesa cattolica.
1844
Un movimento di sollevazione popolare guidato da Juan Pablo Duarte portò all’indipendenza, sancita da un manifesto che segnava l’uguaglianza di tutti gli uomini, senza discriminazioni.
1861
Il presidente Pedro Santana riportò la nazione allo status coloniale firmando un patto con la corona spagnola: fu l’unico paese americano a farlo.
1863
Gli oppositori lanciarono la Guerra di Restaurazione, guidata da José Antonio Salcedo; nel settembre la guarnigione spagnola di Santiago, composta da 2 000 uomini, abbandonò la città, che fu saccheggiata e bruciata quasi completamente.
1864
Gli spagnoli avevano preparato una linea telegrafica da Cuba a Santo Domingo nel giugno, ma quasi la prima notizia trasmessa fu la morte di Pedro Santana, il loro miglior generale.
1865
Dopo due anni di combattimenti la Spagna abbandonò l’isola.
1870
Il piano del presidente Báez di annettere il paese agli Stati Uniti, sostenuto dal presidente Ulysses S. Grant e basato sul pagamento di 1,5 milioni di dollari per l’ammortamento del debito, fu respinto dal Senato statunitense.
1880
Una relativa pace arrivò nel paese con l’ascesa al potere del generale Ulysses Heureaux, che però indebitò profondamente la nazione.
1899
Ulysses Heureaux, dittatore dispotico e impopolare, fu assassinato: la relativa calma dopo la sua morte permise un miglioramento dell’economia.
1905–1907
Dopo il fallimento del controllo privato delle dogane da parte delle banche creditrici nordamericane e l’intervento armato degli Stati Uniti, le dogane furono poste sotto il controllo di Washington.
1911–1915
Alla crisi economica si aggiunse una crisi politica e cinque presidenti si succedettero in quegli anni.
1916
Nel maggio le truppe statunitensi invasero il Paese e imposero un’autorità di occupazione militare che divenne il governo: fu dichiarata la legge marziale e le finanze e l’amministrazione passarono interamente sotto il controllo degli Stati Uniti.
1924
Dopo il ritiro degli Stati Uniti il paese visse un periodo di sei anni di calma e relativa prosperità sotto Horacio Vásquez.
1930
Il 23 febbraio Rafael Leónidas Trujillo salì al potere con un colpo di stato: cambiò il nome della capitale in Ciudad Trujillo e si appropriò della maggior parte delle terre coltivabili per sé e la sua famiglia.
1937
Trujillo ordinò il massacro di oltre 30 000 immigrati haitiani in due settimane.
1948
La nazionale di baseball conquistò il titolo mondiale.
1960
Il 25 novembre vennero assassinate tre delle quattro sorelle Mirabal, che si opponevano alla dittatura di Trujillo.
1961
Le prime elezioni libere in quasi cinquant’anni portarono al potere Juan Bosch, leader del Partito Rivoluzionario Dominicano e uno dei più attivi oppositori della dittatura.
1963
Il 29 aprile Juan Bosch proclamò una nuova costituzione che garantiva libertà senza precedenti, riconosceva i sindacati, stabiliva l’uguaglianza tra uomini e donne e la protezione dei contadini; dopo sette mesi fu rovesciato da un colpo di stato militare.
1965
Il 24 aprile due caserme si sollevarono chiedendo il ritorno del deposto presidente Bosch; il 28 aprile, su richiesta della giunta, gli Stati Uniti invasero nuovamente il Paese e almeno 5 500 persone furono uccise, soprattutto civili.
1978
Le elezioni videro l’elezione di Antonio Guzmán Fernández: fu la prima elezione dominicana in cui si effettuò un cambio di governo in modo pacifico.
1982
Il mandato di Antonio Guzmán Fernández terminò con il suo suicidio.
1984
Pedro Nolasco conquistò il bronzo nel pugilato, prima medaglia olimpica del Paese.
1986
Joaquín Balaguer tornò al potere e governò per dieci anni, venendo rieletto nel 1990 e nel 1994.
1990
La Città coloniale di Santo Domingo fu il primo sito del Paese iscritto nella Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
1994
Uscì il romanzo di Julia Alvarez che ricostruisce in forma romanzata l’assassinio delle sorelle Mirabal.
1996
Fu eletto Leonel Fernández, candidato del partito fondato da Juan Bosch, che realizzò una politica neoliberista vendendo le imprese elettriche e modernizzando il paese dal punto di vista tecnologico.
1998
L’uragano Georges devastò l’isola nel settembre di quell’anno.
1999
Il 17 dicembre l’assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione che scelse la data del 25 novembre per commemorare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in ricordo delle sorelle Mirabal.
2000
Le elezioni furono vinte al primo turno da Hipólito Mejía Domínguez con più del 50% dei voti.
2004
Félix Sánchez conquistò il primo oro olimpico del Paese nei 400 metri ostacoli; nello stesso anno Leonel Fernández tornò alla presidenza.
2008
Junot Díaz vinse il Premio Pulitzer per la narrativa con La breve favolosa vita di Oscar Wao; alle elezioni presidenziali il presidente uscente fu riconfermato con il 53% dei voti.
2012
Danilo Medina vinse le elezioni presidenziali e nell’agosto assunse la presidenza della Repubblica.
2016
Il 15 maggio, per la prima volta dal 1994, tutte le autorità pubbliche furono elette contemporaneamente e, per la prima volta nella storia dominicana, direttamente.
2020
Le elezioni generali, spostate dal 17 maggio al 5 luglio per la pandemia, furono vinte al primo turno da Luis Abinader con il 52,52% delle preferenze; il nuovo governo prestò giuramento il 16 agosto.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La popolazione ammontava a 9 980 243 abitanti nel 2015; nel 2010 il 31,2% degli abitanti era sotto i 15 anni d’età e il 6% sopra i 65 anni. Il 63% della popolazione vive in zone urbane e le aree più densamente popolate sono le pianure costiere meridionali e la valle del Cibao.
La capitale Santo Domingo aveva una popolazione di 2 907 100 abitanti nel 2010; altre città importanti sono Santiago de los Caballeros, La Romana, San Pedro de Macoris, Higüey, San Francisco de Macoris, Puerto Plata e La Vega.
La popolazione è composta per la maggior parte da mulatti, circa il 65%, con il 25% di neri e il 10% di bianchi e meticci; altri gruppi includono libanesi, siriani e israeliani, ed è consistente l’afflusso di migranti caraibici arrivati per opportunità economiche, fra cui 30 000 giamaicani e circa 10 000 portoricani.
Anche se i Taino, i nativi dell’isola, sono stati completamente sterminati, i dominicani conservano nel loro DNA resti di queste prime popolazioni, il che potrebbe essere dovuto alle unioni tra i Taino e gli spagnoli durante l’epoca coloniale.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La lingua ufficiale è lo spagnolo, con molti neologismi derivanti soprattutto dall’inglese: tale influenza è dovuta in particolare alla pressione culturale ed economica esercitata dagli Stati Uniti d’America nel corso degli ultimi due secoli.
Il creolo haitiano è usato dal gran numero di immigrati haitiani presenti nel Paese e viene parlato soprattutto nelle zone di confine.
Nella provincia di Samaná si usa una variante particolare di lingua inglese, chiamata inglese di Samaná, usata dai discendenti di immigrati inglesi giunti durante l’occupazione haitiana.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
I cattolici sono il 75% della popolazione.
I protestanti sono il 20%, mentre il 3% degli abitanti si dichiara senza religione, comprendendo atei e agnostici.
Il restante 2% pratica altre religioni non cristiane, fra cui quelle di ebrei, buddisti e musulmani, oltre al vudù.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
L’economia è basata essenzialmente sull’agricoltura, cui si dedica il 20% della forza lavoro, anche se il settore rimane molto vulnerabile sia rispetto ai fenomeni naturali sia per la dipendenza dai mercati mondiali.
Le colture prevalenti e di maggior reddito sono quelle orientate alle esportazioni: la canna da zucchero, diffusa in particolare nella pianura costiera meridionale, il caffè, coltivato sui versanti della Sierra de Bahoruco e nella penisola di Samaná, il cacao e il tabacco, presenti in tutte le pianure interne; tra le colture destinate all’alimentazione locale prevalgono il riso, il mais e la manioca.
In campo minerario è cessata l’estrazione della bauxite, mentre restano il ferronichel, che annualmente concorre a formare il 30% delle esportazioni, l’oro e piccole quantità di argento; il settore manifatturiero, condizionato da una cronica mancanza di energia elettrica, di capitali e di manodopera qualificata, rimane poco diversificato, fatta eccezione per le zone franche.
Negli anni più recenti l’economia, favorita dalla stabilità politica e dal costante aumento dei redditi derivanti dal turismo e dalle rimesse degli emigrati, ha registrato un andamento positivo; fra i prodotti esportati rivestono ormai un discreto rilievo i sigari, che si sono affermati superiori per qualità perfino ai famosi cubani.
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La Repubblica Dominicana è una democrazia rappresentativa i cui poteri sono separati in legislativo, esecutivo e giudiziario: il Presidente, eletto direttamente dal popolo ogni quattro anni, è anche il capo delle forze armate, nomina il governo e rende esecutive le leggi approvate dal Congresso.
Il potere legislativo risiede nel Congresso, suddiviso in due camere: il Senato, composto da 32 membri, uno per ogni provincia, e la Camera dei Deputati, composta da 178 membri; il potere esecutivo è assegnato al Gabinetto.
Il Paese è suddiviso amministrativamente in 31 province, cui si aggiunge il Distrito Nacional, costituito dalla parte centrale della città di Santo Domingo; le province si suddividono a loro volta in comuni e i comuni più grandi in distretti municipali.
Il 15 maggio 2016, per la prima volta dal 1994, tutte le autorità pubbliche sono state elette contemporaneamente e, per la prima volta nella storia dominicana, direttamente: presidente, vicepresidente, Congresso e Senato.
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Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale
Nonostante la ridotta superficie, il Paese ospita ben nove parchi nazionali, di cui uno sottomarino.
Il Parque Nacional Los Haitises è situato a sud della baia di Samaná, mentre nella Cordillera Central vi sono il Parque Nacional Armándo Bermúdez e il Parque Nacional José del Cármen Ramírez; all’estremo nord-ovest si incontra il Parque Nacional Monte Cristi.
Nella regione sud-ovest, nei pressi del confine con Haiti, il Parque Nacional Isla Cabritos ospita il lago Enriquillo, e si trovano anche il Parque Nacional Sierra de Bahoruco e il Parque Nacional Jaragua, il più grande di tutte le Antille.
A est della capitale il Parque Nacional Submarino La Caleta è l’unica riserva interamente sottomarina del Paese, mentre a est di La Romana un’intera penisola è occupata dal Parque Nacional del Este. Le foreste forniscono discrete quantità di legname pregiato, come cedro e mogano, ma il loro sfruttamento intensivo ne ha determinato un certo impoverimento.
Sintesi · Fonte: Repubblica Dominicana (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0

Parco nazionale
Superficie 632 km²

Parco nazionale
Superficie 1.374 km²

Parco nazionale
Superficie 796 km²

Parco nazionale
Parco nazionale
Parco nazionale
Parco nazionale

Parco nazionale
L’habichuelas con dulce è un piatto tipico che si cucina spesso durante il periodo pasquale: habichuela è una parola che in italiano significa fagioli, e infatti l’ingrediente principale di questo dolce è il fagiolo, frullato fino a diventare una zuppa e poi cucinato a fuoco lento con latte di cocco, cannella, burro, patate, zucchero e uva passa.
Il moro è un insieme di fagioli, riso e carne stufata: la sua variante con i guandules e il cocco è tipica delle regioni a nord del Paese. Il locrio è invece un classico della cucina creola dominicana e somiglia molto alla paella spagnola, di cui è sostanzialmente il cugino caraibico, accompagnato in genere da gamberoni, gamberi, aringhe, sardine e merluzzo.
L’asopao è una zuppa la cui versione base viene preparata con riso, pollo, pomodoro e un pizzico di coriandolo, e i dominicani la consigliano come il migliore ricostituente dopo una lunga notte di ballo e di festa; i tostones, chiamati anche fritos, sono fette di platano verde fritte e sono il contorno fondamentale della cucina del Paese.
Gli yaniqueques sono lo stuzzichino più tipico, un impasto di farina di grano, bicarbonato, acqua e sale il cui nome deriva dalla storpiatura dell’anglosassone Johnny Cakes; fra i dolci i più noti sono il dulce de leche, il dulce de coco, tipico della zona sud, e il majarete, un dessert leggero simile a un budino fatto con farina di mais, latte di cocco, zucchero, cannella e vaniglia in polvere.
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Le feste mobili sono commemorate il giorno stesso solo se cadono di sabato, domenica o lunedì: se il giorno cade di martedì o mercoledì la festa viene spostata al lunedì precedente, se cade di giovedì o venerdì si celebra il lunedì successivo.
La festività nazionale del 27 febbraio, detta Día de la Independencia, celebra il Giorno dell’indipendenza da Haiti ottenuta nel 1844, in seguito alla guerra d’indipendenza dominicana.
Il 30 giugno di ogni anno si celebra il Día del Maestro, la festa degli insegnanti, in onore della data di nascita del politico ed educatore Juan Bosch.
Il 25 novembre ricorda l’assassinio delle sorelle Mirabal, avvenuto in quella data nel 1960: da quella vicenda le Nazioni Unite hanno tratto la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
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La Repubblica Dominicana è conosciuta per essere la madrepatria di due fra i generi e i balli caraibici più conosciuti, cioè il merengue e la bachata.
Tra i cantanti affermatisi fra il ventesimo e il ventunesimo secolo spiccano Joseíto Mateo, Natti Natasha, Henry Mendez, Juan Luis Guerra, El Alfa e Toño Rosario.
È da ricordare inoltre Johnny Pacheco, uno dei padri della salsa.
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Una letteratura dominicana, poco conosciuta in altri Paesi, si afferma nel ventesimo secolo con autori quali Juan Bosch, che fu anche politico, Pedro Mir e Manuel del Cabral.
Altro importante scrittore dominicano, ma naturalizzato statunitense, è Junot Díaz, autore del romanzo La breve favolosa vita di Oscar Wao, Premio Pulitzer per la narrativa nel 2008.
Altra scrittrice fu Julia Alvarez, nota per il romanzo Il tempo delle farfalle, del 1994, in cui viene ricostruito in forma romanzata l’assassinio delle sorelle Mirabal.
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Nel cinema si ricorda il film documentario Santa Teresa y otras historias, del 2015, di Nelson Carlo de Los Santos Arias.
Il film ha vinto l’Astor d’argento al miglior film iberoamericano al Festival internazionale del cinema di Mar del Plata.
La produzione cinematografica del Paese resta legata ai temi della memoria storica e della società contemporanea.
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La nazionale di baseball vanta un titolo mondiale, conquistato nel 1948.
La nazionale di calcio non ha finora ottenuto importanti risultati in campo internazionale.
La prima medaglia olimpica del Paese fu il bronzo conquistato da Pedro Nolasco nel pugilato ai Giochi olimpici del 1984, mentre il primo oro olimpico fu conquistato nel 2004 da Félix Sánchez nei 400 metri ostacoli.
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Storia
Cristoforo Colombo denominò l’isola la Española quando vi arrivò il 5 dicembre 1492.
Storia
Il primo insediamento lasciato da Colombo sull’isola, chiamato La Navidad, contava 39 marinai e fu trovato distrutto al suo ritorno.
Record
L’insediamento di La Isabela è considerato il primo vero insediamento europeo nelle Americhe.
Storia
La popolazione dei Taino passò dalle circa 400 000 persone calcolate nel 1492 a 60 000 nel 1508.
Società
Anche se i Taino sono stati completamente sterminati, i dominicani conservano nel loro DNA resti di queste prime popolazioni.
Storia
Lo spostamento forzato della popolazione dell’ovest deciso all’inizio del 1600 permise a filibustieri e bucanieri di occupare la Tortuga come base per gli attacchi alle navi.
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Il turismo internazionale è la scelta che ha cambiato il destino economico del Paese a partire dagli anni sessanta del ventesimo secolo.
La Città coloniale di Santo Domingo è stata nel 1990 il primo sito del Paese iscritto nella Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Il principale porto è quello di Santo Domingo, attraverso il quale passa tutto il movimento commerciale con l’estero; la capitale è inoltre servita dall’aeroporto internazionale di Punta Caucedo, mentre altri aeroporti di pari importanza si trovano a Puerto Plata e La Romana, al servizio del crescente movimento turistico.
Le comunicazioni interne contano su 757 km di ferrovie, quasi per intero al servizio delle piantagioni, e su 12 600 km di strade, di cui solo la metà asfaltate, con arterie che dalla capitale si irradiano verso le regioni settentrionali, occidentali e orientali.
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Dati aggiornati al 20 settembre 2026.