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La Nuova Zelanda, in inglese New Zealand e in maori Aotearoa, è uno Stato insulare dell’Oceania, nel Pacifico meridionale. È formata dall’Isola del Nord, dall’Isola del Sud, dall’Isola Stewart e da sei arcipelaghi minori: le Isole Auckland, degli Antipodi, Bounty, Campbell, Chatham e Kermadec.
Il mar di Tasman la separa dall’Australia, che si trova circa duemila chilometri a nord-ovest. Conta poco più di cinque milioni di abitanti distribuiti su 267 710 chilometri quadrati. La capitale è Wellington, che è anche la città più meridionale del mondo a svolgere questo ruolo, mentre la città più popolosa è Auckland.
La vetta più alta è il Monte Cook, che in lingua māori si chiama Aoraki, «che trapassa le nubi». Il Paese è una monarchia parlamentare che fa parte del Commonwealth e ha come capo di Stato il sovrano britannico.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La Nuova Zelanda ha una forma lunga e stretta: si estende per oltre 1600 chilometri sul suo asse nord-nord-est, e in entrambe le isole la costa occidentale non dista più di quattrocento chilometri da quella orientale. Lo stretto di Cook, che separa le due isole maggiori, è largo ventidue chilometri nel punto in cui le coste sono più vicine.
Entrambe le isole sono attraversate da catene montuose: l’Isola del Sud dalle Alpi meridionali e l’Isola del Nord da rilievi di altezza minore. Il Monte Cook, con i suoi 3754 metri, è la vetta più alta del Paese e si trova al centro delle Alpi neozelandesi. La Nuova Zelanda è ricca di vulcani attivi ed è una zona a rischio sismico molto elevato. La costa, lunga complessivamente 15 134 chilometri, è frastagliata nell’Isola del Nord e più regolare in quella del Sud.
I corsi d’acqua nascono dai rilievi ma sono in gran parte brevi e discontinui, difficili da navigare: lungo il loro percorso si interpongono spesso laghi, alcuni di origine vulcanica come il lago Taupo, e cascate. Oltre alle isole maggiori ci sono nove arcipelaghi esterni, cinque dei quali, le Isole sub-antartiche neozelandesi, sono patrimonio dell’umanità.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La latitudine della Nuova Zelanda, fra i 34 e i 47 gradi sud, corrisponde all’incirca a quella dell’Italia nell’emisfero boreale, ma la posizione in mezzo all’oceano rende il clima molto diverso: le piogge sono più intense e frequenti, perché l’arcipelago è naturalmente più esposto ai venti oceanici.
Il clima è temperato e marittimo, con temperature raramente inferiori a 0 °C o superiori a 30 °C. I valori estremi mai registrati sono −21,6 °C a Otago e +42,4 °C a Rangiora.
Fra le città maggiori Christchurch è la più asciutta, con soli 640 millimetri di pioggia l’anno, mentre Auckland, la più piovosa, ne riceve quasi il doppio. Auckland, Wellington e Christchurch godono comunque di oltre duemila ore di sole l’anno; la parte settentrionale dell’Isola del Sud è la più soleggiata, con 2400-2500 ore, mentre quella meridionale, più fresca e perturbata, si ferma a 1400-1600.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Northland · Auckland · Waikato · Baia dell'Abbondanza · Gisborne · Taranaki · Manawatū-Whanganui · Hawke's Bay · Wellington · Marlborough · Nelson Region · Distretto di Tasman · West Coast · Canterbury · Otago · Southland · Chatham Islands Council
Stato attuale dal 1986
1000–1300
I primi insediamenti umani risalgono a circa sette secoli fa, quando gruppi di navigatori giunsero probabilmente in una serie di ondate successive. Nei secoli seguenti svilupparono una cultura propria, fino a forgiare l’identità del popolo māori, diviso in sottogruppi detti hapu, a volte alleati e a volte in lotta fra loro. Secondo la tradizione fu il leggendario navigatore Kupe a scoprire queste isole.
1642
I primi europei a visitare l’arcipelago furono gli olandesi della spedizione guidata da Abel Tasman. Molti membri dell’equipaggio vennero uccisi dai māori e l’esito della spedizione fu tenuto segreto per evitare insediamenti della rivale Compagnia britannica delle Indie orientali.
1643
Tasman aveva chiamato queste terre Terra di Staten, credendole parte di un territorio avvistato al largo del Sud America; dopo che Hendrik Brouwer dimostrò l’errore, i cartografi olandesi ribattezzarono la scoperta Nova Zeelandia, in riferimento alla provincia olandese della Zelanda.
1769
L’esploratore britannico sbarcò in Nuova Zelanda durante il suo primo viaggio e mappò gran parte delle coste; pochi giorni dopo di lui anche il francese Jean-François de Surville esplorò il nord del Paese.
inizio del XIX secolo
L’introduzione della patata e del moschetto ebbe un impatto profondo sulla società māori: l’uso delle armi da fuoco modificò i rapporti di forza fra le tribù, portando alle cosiddette «guerre del moschetto». Nello stesso periodo diverse missioni cristiane si stabilirono nel Paese, convertendo gran parte dei māori.
1834
Un documento scritto in māori dalle Tribù Unite della Nuova Zelanda venne tradotto in inglese e diventò la Dichiarazione di Indipendenza del Paese; una copia fu inviata al re Guglielmo IV, che la riconobbe.
1840
Il 6 febbraio, nella baia delle Isole, venne stipulato il trattato fra il governo britannico e i capi māori. Malgrado le discordanze fra la versione in māori e quella in inglese, è considerato l’atto costitutivo della nazione neozelandese e una garanzia dei diritti dei māori.
1841
Dopo aver scelto inizialmente Okiato, il governatore William Hobson trasferì la capitale della nuova colonia ad Auckland.
1854
Venne insediato il primo parlamento neozelandese, primo passo verso l’autonomia del Paese.
1861
La scoperta dell’oro accelerò la crescita degli insediamenti europei; i māori cominciarono a temere di perdere il controllo della propria terra.
anni sessanta e settanta dell’Ottocento
I contrasti sulla terra sfociarono in una serie di guerre che costarono ai māori la perdita della gran parte dei loro territori. Nel 1863 il primo ministro Alfred Domett fece trasferire la capitale su una località dello stretto di Cook, probabilmente per impedire che l’Isola del Sud diventasse una colonia separata.
1865
Scelta da commissari australiani per la posizione centrale e per il porto, Wellington accolse ufficialmente il parlamento.
1869
Venne fondata l’Università di Otago, la più antica del Paese.
1887
Cominciò l’istituzione dei parchi nazionali neozelandesi, che oggi proteggono insieme alle altre aree riservate circa il trenta per cento del territorio.
1893
La Nuova Zelanda divenne il primo Paese al mondo a riconoscere il diritto di voto alle donne; nello stesso periodo furono varate diverse nazionalizzazioni e istituita la pensione di vecchiaia.
1905
Per il refuso di un giornalista inglese la nazionale di rugby assunse il soprannome che sarebbe diventato il marchio di fabbrica dello sport neozelandese.
1907
Il 26 settembre la Nuova Zelanda acquisì lo status di dominion.
1908
Ernest Rutherford, considerato il padre della fisica nucleare, ricevette il Premio Nobel per la chimica; in suo onore è stato poi battezzato l’elemento rutherfordio.
1914–1918
Contingenti neozelandesi combatterono a fianco dell’Impero britannico; la partecipazione al conflitto valse al Paese il mandato sulle Samoa occidentali e su Nauru.
1936
L’aviatrice neozelandese compì il primo volo in solitaria dall’Inghilterra alla Nuova Zelanda.
1947
Con la ratifica dello Statuto di Westminster del 1931 la Nuova Zelanda divenne completamente indipendente, anche se da tempo la Gran Bretagna aveva cessato di esercitare un ruolo attivo nel suo governo.
1950–1955
La Nuova Zelanda partecipò alla guerra di Corea fra le forze delle Nazioni Unite ed entrò nel 1955 nell’Organizzazione del Trattato del Sud-est asiatico.
1961
Vennero accolte le richieste di indipendenza delle isole Samoa occidentali, che erano state affidate alla Nuova Zelanda dopo la prima guerra mondiale.
1975
Mentre i māori vivevano un risveglio culturale e protestavano per il mancato rispetto del trattato, venne istituito un tribunale incaricato di indagare sulle presunte infrazioni.
anni ottanta
Numerosi cambiamenti economici e sociali si verificarono durante il quarto governo laburista, soprattutto per opera del ministro delle Finanze Roger Douglas: da lui prende nome la stagione di riforme conosciuta come Rogernomics.
1987
Gli All Blacks vinsero la prima Coppa del Mondo di rugby; avrebbero ripetuto l’impresa nel 2011 e nel 2015.
1995
Il team neozelandese vinse la competizione velica più famosa del mondo, portando il trofeo ad Auckland, dove restò otto anni.
2013
Con il singolo Royals la giovanissima cantante neozelandese si affermò fra le artiste di maggior successo a livello mondiale.
2017
Il 26 giugno il team neozelandese riconquistò l’America’s Cup nelle acque di Bermuda, battendo il detentore statunitense per sette regate a una.
2018
Il 21 gennaio venne lanciato Humanity Star, il primo satellite neozelandese, con un razzo vettore nazionale.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La popolazione neozelandese supera i quattro milioni e mezzo di residenti e cresce di circa il due per cento l’anno. Il 73 per cento degli abitanti si concentra nelle diciassette aree urbane con più di trentamila residenti, e il 53,8 per cento vive nei quattro maggiori agglomerati: Auckland, Christchurch, Wellington e Hamilton.
La speranza di vita è di 84 anni per le donne e di 81,61 per gli uomini. Grazie a un tasso di fecondità di 2,1, piuttosto alto per un Paese sviluppato, la popolazione è relativamente giovane, con il venti per cento di abitanti sotto i quindici anni; si prevede però un progressivo invecchiamento, con l’età media destinata a salire da 36 a 43 anni entro il 2050.
Secondo il censimento del 2023 il 67,8 per cento della popolazione è di origine europea, principalmente inglese e scozzese, ma con consistenti minoranze tedesche, olandesi e italiane; il 19,6 per cento è di etnia maori, l’8,9 per cento appartiene ad altri popoli polinesiani e il 17,3 per cento è di origine asiatica. La somma supera il cento per cento perché moltissimi neozelandesi si riconoscono in più di un’etnia. Per qualità della vita le città del Paese occupano le prime posizioni delle classifiche mondiali: nel 2018 Auckland risultava la terza città più vivibile del mondo e Wellington la quindicesima.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
La Nuova Zelanda ha tre lingue ufficiali: l’inglese, il māori e la lingua dei segni neozelandese.
Il nome māori del Paese, Aotearoa, viene spesso tradotto come «terra della lunga nuvola bianca»; in origine si riferiva però soltanto all’Isola del Nord. Le due isole maggiori hanno ciascuna un nome tradizionale: Te Ika-a-Māui, «il pesce di Māui», per quella del Nord, e Te Waipounamu, «le acque di pietra verde», per quella del Sud.
I nomi inglese e māori delle isole non erano mai stati formalizzati: lo si è scoperto nel 2009 e vi si è posto rimedio nel 2013. Oggi per ciascuna isola si può usare il nome inglese, quello māori o entrambi insieme.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Secondo il censimento del 2013 il 55 per cento dei neozelandesi si dichiarava religioso, e il 49 per cento si identificava come cristiano: una quota in continuo declino, dal 58,92 per cento del 2001 e dal 54,16 per cento del 2006. Chi dichiara di non credere in alcuna religione è invece in continua ascesa: dal 29,64 per cento del 2001 al 41,9 per cento.
I maggiori gruppi cristiani sono il cattolicesimo, con il 12,6 per cento, l’anglicanesimo, con l’11,8, e il presbiterianesimo, con l’8,5. Le religioni māori Ringatū e Rātana, che raccolgono l’1,4 per cento, sono di origine cristiana.
L’immigrazione e i cambiamenti demografici degli ultimi decenni hanno fatto crescere le religioni di minoranza: l’induismo, con il 2,1 per cento, il buddismo con l’1,5, l’islam con l’1,2 e il sikhismo con lo 0,5.
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Dal 1984 diversi governi hanno realizzato grandi riforme strutturali, trasformando un’economia protezionista e fortemente regolamentata in una liberalizzata e aperta al libero scambio. Quei cambiamenti sono conosciuti come Rogernomics e Ruthanasia, dai nomi dei ministri economici dell’epoca, Roger Douglas e Ruth Richardson.
La recessione innescata dal crollo dell’ottobre 1987, unita allo shock delle riforme, fece salire la disoccupazione fino al dieci per cento della popolazione attiva nei primi anni novanta; le riforme e un contesto regionale molto favorevole permisero poi una ripresa rapida, con la disoccupazione scesa al quattro per cento.
Il conto non è stato però privo di costi sociali: nel corso degli anni novanta il prodotto interno lordo pro capite è sceso del dieci per cento rispetto alla media dei paesi avanzati e la povertà è aumentata, tanto che la Nuova Zelanda è il secondo Paese dell’OCSE in cui le disparità di reddito sono cresciute di più dalla seconda metà degli anni ottanta. La valuta nazionale è il dollaro neozelandese.
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La Nuova Zelanda è una monarchia parlamentare che fa parte del Commonwealth, con a capo il sovrano britannico.
Il primo parlamento neozelandese venne insediato nel 1854, primo passo verso l’autonomia del Paese, che verso la fine del secolo poteva già dirsi completamente autonomo dalla madrepatria. Il 26 settembre 1907 la Nuova Zelanda acquisì lo status di dominion e divenne completamente indipendente nel 1947, quando ratificò lo Statuto di Westminster.
Il Paese ha una lunga tradizione di primati civili: nel 1893 fu il primo al mondo a riconoscere il diritto di voto alle donne, e nello stesso periodo diverse nazionalizzazioni e l’istituzione della pensione di vecchiaia gli diedero una delle legislazioni sociali più avanzate del tempo. Nel 1975 è stato istituito un tribunale incaricato di indagare sulle presunte infrazioni del trattato di Waitangi.
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Ordinate per importanza: popolazione, ruolo e notorietà internazionale

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L’animale simbolo della Nuova Zelanda è il kiwi, un uccello notturno senza ali dal caratteristico becco che usa per cercare il cibo nel terreno. L’evoluzione lo ha rimpicciolito fino alle dimensioni di un gatto, ma non ha ridotto quelle delle sue uova, che appaiono perciò sproporzionate rispetto al corpo.
Nel Paese non esistono specie endemiche di mammiferi: gli unici che i primi māori trovarono furono alcuni pipistrelli, arrivati probabilmente dall’Australia. I coloni introdussero invece una specie di opossum per sfruttarne la pelliccia, e il vorace animale ha sconvolto l’equilibrio faunistico, mettendo a rischio lo stesso kiwi, di cui attacca gli adulti e divora le uova. I neozelandesi cercano freneticamente di estirpare gli oltre settanta milioni di opossum presenti, e nel Paese ogni iniziativa che ne preveda l’eliminazione viene considerata «ecologica». Un rapporto del governo del 2019 avverte che quasi quattromila specie sono minacciate di estinzione.
Per proteggere un ecosistema tanto fragile e irripetibile la dogana applica controlli severissimi e sono state istituite zone in cui non è possibile toccare nulla né modificare il paesaggio in alcun modo. I parchi nazionali, istituiti a partire dal 1887, sono numerosissimi, accanto a parchi forestali, riserve marine e parchi storici e di conservazione: circa il trenta per cento del territorio è protetto. Nell’Isola del Nord le principali forme arboree sono di tipo felciforme, e molto diffuse sono le acacie.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Parco nazionale
Superficie 796 km²
Parco nazionale
Superficie 12.500 km²

Parco nazionale
Superficie 707 km²

Parco nazionale
Superficie 2.253 km²

Parco nazionale
Superficie 1.275 km²

Parco nazionale
Superficie 342 km²

Parco nazionale
Superficie 1.020 km²

Parco nazionale
Superficie 4.520 km²

Parco nazionale
Superficie 1.683 km²

Parco nazionale
Superficie 3.550 km²

Parco nazionale
Superficie 300 km²
Parco nazionale
Superficie 742 km²
8 di 12

Montagna
Altezza 3.754 m

Montagna
Altezza 3.724 m

Montagna
Altezza 1.978 m

Montagna
Altezza 1.111 m

Montagna
Altezza 2.291 m

Montagna
Altezza 3.033 m

Montagna
Altezza 1.693 m

Montagna
Altezza 2.885 m

Montagna
Altezza 1.446 m

Montagna

Montagna
Altezza 940 m

Montagna
Altezza 1.139 m
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Isola
Superficie 150.437 km²

Isola
Altitudine massima 2.797 m

Isola
Altitudine massima 980 m

Isola
Altitudine massima 130 m

Isola
Altitudine massima 299 m

Isola
Altitudine massima 627 m
Isola
Altitudine massima 231 m

Isola
Lunghezza 17 km
La cucina nazionale è stata descritta come «Pacific Rim», cioè ispirata insieme all’Europa, all’Asia e alla Polinesia. Un suo tratto distintivo è il modo informale in cui si mangia, che riflette lo stile di vita rilassato del Paese: d’estate si va volentieri al caffè o si organizza un barbecue, dove carne e pesce non mancano mai, e il fish and chips resta il piatto da asporto preferito.
Quasi tutte le colture e gli animali da allevamento, dal mais alle patate ai maiali, sono stati introdotti gradualmente dai primi coloni europei. Fra gli ingredienti e i piatti più caratteristici ci sono l’agnello, il salmone, il kōura cioè il gambero di fiume, le ostriche di Bluff, il whitebait, il pāua, le cozze, le capesante e altri molluschi locali, la kūmara ovvero la patata dolce, il kiwi, il tamarillo e la pavlova, considerata il dolce nazionale.
La tecnica di cottura tradizionale māori è lo hāngī: il cibo viene cotto sottoterra, in una buca, accanto a pietre arroventate. È ancora praticata per i grandi gruppi e per le occasioni speciali.
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Le statistiche mostrano che circa un neozelandese su cinque si identifica con più di un gruppo etnico, e ha quindi poco senso parlare di una sola cultura nazionale; eppure, come ha scritto un autore, i neozelandesi difendono con forza l’esistenza di un’identità che li distingue dagli altri, una «cultura kiwi».
Gli immigrati britannici e irlandesi portarono qui la propria cultura e influenzarono a loro volta quella māori, in particolare con l’introduzione del cristianesimo; i māori continuano però a considerare l’appartenenza al proprio gruppo tribale una parte essenziale della propria identità. La vita in gran parte rurale dei primi tempi produsse l’immagine del neozelandese come persona robusta, operosa e capace di risolvere i problemi: la modestia era attesa e imposta attraverso la cosiddetta «sindrome del papavero alto», per cui chi eccelleva riceveva critiche severe.
Dall’inizio del XX secolo fino alla fine degli anni sessanta la cultura māori fu repressa dal tentativo di assimilazione; oggi è invece al centro di un risveglio, e il Pasifika di Auckland è diventato il più grande festival polinesiano del mondo. I simboli nazionali attingono alla natura, alla storia e alla cultura māori: la felce argentata compare sulle insegne dell’esercito e sulle divise delle squadre sportive, mentre gli oggetti di cultura popolare considerati tipicamente neozelandesi sono chiamati «Kiwiana».
Sintesi · Fonte: New Zealand (Wikipedia, en), Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Come colonia britannica la Nuova Zelanda subì fortemente l’influenza della musica inglese: nei primi anni sessanta, dopo la British Invasion, nacquero moltissimi gruppi che ne imitavano stile e look. Pochi andarono oltre i confini nazionali, ma contribuirono a far emergere il panorama musicale del Paese; con il diffondersi dell’hard rock si moltiplicarono band come gli Human Instinct, i Dragon e gli Hello Sailor.
Verso la metà degli anni settanta arrivò una vera esplosione, con gli Split Enz come bandiera del rock nazionale e poi con il cosiddetto Dunedin sound, ispirato al punk arrivato sul finire del decennio: ne furono esponenti The Clean, The Bats e The Chills. Nei primi anni ottanta nacque anche una scena hip hop, in gran parte di artisti di origine māori, che insieme a quella polinesiana ha dato vita a un genere specifico, l’Urban Pasifika.
Nel nuovo millennio hanno raggiunto notorietà internazionale i garage rock The Datsuns e gli indie pop The Veils, ma soprattutto la giovanissima Lorde, affermatasi fra le artiste di maggior successo al mondo grazie al singolo Royals nel 2013: detiene il record di vendite fra gli artisti neozelandesi, con oltre quindici milioni di singoli e più di due milioni di album.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Come parte del risveglio della cultura māori, l’intaglio e la tessitura tradizionali sono oggi praticati molto più largamente, e gli artisti māori crescono di numero e di influenza. La maggior parte degli intagli raffigura figure umane, in genere con tre dita e con una testa o realistica e dettagliata o fortemente stilizzata; le superfici sono decorate con spirali, creste, tacche e squame di pesce.
L’architettura māori per eccellenza è la casa delle riunioni, la wharenui, decorata con intagli e illustrazioni simboliche: questi edifici erano originariamente concepiti per essere ricostruiti di continuo, cambiando e adattandosi a esigenze diverse. Il legno bianco di edifici, canoe e cenotafi veniva decorato con pigmenti rossi, ottenuti da ocra e grasso di squalo, e neri, ricavati dalla fuliggine; i tatuaggi moko erano incisi nella carne con uno scalpello d’osso.
L’isolamento del Paese ritardò l’arrivo delle tendenze artistiche europee, e questo permise agli artisti locali di sviluppare uno stile regionale proprio; fra gli anni sessanta e settanta molti combinarono tecniche māori e occidentali, dando vita a forme d’arte inedite. I mantelli māori sono fatti di fibra di lino finissima e decorati con triangoli, rombi e altre forme geometriche in nero, rosso e bianco, mentre la pietra verde veniva lavorata in orecchini e collane: il disegno più conosciuto è lo hei-tiki, una figura umana seduta a gambe incrociate con la testa inclinata di lato.
Sintesi · Fonte: New Zealand (Wikipedia, en) · CC BY-SA 4.0
Dentro e fuori dalla Nuova Zelanda è aperto il dibattito sull’esistenza di una letteratura neozelandese autonoma. Alcuni scrittori nati e cresciuti nel Paese tendono a ricondurre la propria opera a filoni più vasti: è il caso esemplare di Katherine Mansfield, esponente del modernismo.
Altri sono invece convinti dell’esistenza di una tradizione letteraria salda e si considerano orgogliosamente protagonisti di questo fenomeno: la figura più importante è Janet Frame, autrice di celebri romanzi e novelle. Fra gli altri autori di rilievo ci sono Frank Sargeson, Witi Ihimaera, Patricia Grace e Keri Hulme, accanto a Ngaio Marsh, importante esponente del romanzo poliziesco classico.
Altrettanto importante è la tradizione poetica, rappresentata da figure come James K. Baxter, A.R.D. Fairburn e Sam Hunt.
Sintesi · Fonte: Nuova Zelanda (Wikipedia, it) · CC BY-SA 4.0
Una peculiarità della Nuova Zelanda sono i suoi paesaggi quasi surreali, diventati lo scenario di grandi film fantasy come Il Signore degli Anelli e Le cronache di Narnia e di serie televisive di ambientazione fantastica. Grazie alla trilogia di Peter Jackson il Paese ha visto crescere fortemente il proprio turismo, al punto che la zecca ha coniato monete raffiguranti i personaggi di Tolkien, con iscrizioni in rune elfiche.
La regista più importante è Jane Campion, che ha vinto il Leone d’oro alla Mostra di Venezia e la Palma d’oro a Cannes nel 1993 con Lezioni di piano, ambientato in Nuova Zelanda a metà del XIX secolo. Da segnalare anche Niki Caro, conosciuta per il film māori La ragazza delle balene. Fra gli interpreti ci sono Lucy Lawless, celebre per la serie Xena, e Thomasin McKenzie, nota fra l’altro per Jojo Rabbit.
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Lo sport nazionale della Nuova Zelanda è il rugby a 15, importato dal Regno Unito negli anni settanta del XIX secolo e diventato popolarissimo in pochi anni: già nel 1884 la prima nazionale fece un tour in Europa e nel 1905, per il refuso di un giornalista inglese, assunse il soprannome di All Blacks. Quel nome è diventato un marchio di fabbrica e la base per gli appellativi delle altre selezioni del Paese: Black Ferns per il rugby femminile, Tall Blacks per la pallacanestro, All Whites per il calcio, Black Sticks per l’hockey su prato femminile.
La nazionale maschile di rugby vanta tre titoli mondiali, nel 1987, nel 2011 e nel 2015, e due finali perse; quella femminile ne ha vinti sei. Al livello dei club le cinque franchigie neozelandesi si sono imposte quattordici volte su ventuno nel Super Rugby fino al 2016, e la Nuova Zelanda è l’unica ad aver vinto almeno un’edizione con ciascuna delle proprie squadre. Fra i giocatori più famosi ci sono Colin Meads, Sean Fitzpatrick, John Kirwan, Jonah Lomu, Richie McCaw e Dan Carter.
Il Paese primeggia anche nella vela: nel 1995 il team neozelandese vinse l’America’s Cup portando il trofeo ad Auckland, dove restò otto anni, e il 26 giugno 2017 lo riconquistò nelle acque di Bermuda battendo per sette regate a una il detentore statunitense. Fra i motori la Nuova Zelanda ha dato Bruce McLaren, pilota e fondatore dell’omonimo marchio, Denis Hulme, campione del mondo di Formula 1 nel 1967, e Scott Dixon, sei volte campione IndyCar. Nel softball ha vinto sei titoli mondiali maschili e uno femminile, e la nazionale di calcio è la più titolata dell’Oceania, con sei vittorie nella Coppa d’Oceania.
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Record
Wellington è la capitale più meridionale del mondo.
Record
Il Monte Cook, con 3754 metri, è la vetta più alta della Nuova Zelanda; il suo nome māori, Aoraki, significa «che trapassa le nubi».
Geografia
Lo stretto di Cook, che separa le due isole maggiori, è largo ventidue chilometri nel punto in cui le coste sono più vicine.
Record
La costa neozelandese è lunga complessivamente 15 134 chilometri.
Geografia
In entrambe le isole della Nuova Zelanda la costa occidentale non dista più di quattrocento chilometri da quella orientale.
Record
Cinque dei nove arcipelaghi esterni della Nuova Zelanda, le Isole sub-antartiche, sono patrimonio dell’umanità.
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